Inter da incubo col Torino: Moretti la punisce al 94’

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Partita sconsigliata ai deboli di cuore, dicevano certi telecronisti per esaltare gare vibranti. Questa Inter-Torino, invece, per 90’ è approvata dall’Associazione cardiologi italiani: non mette alla prova i vostri by-pass. Però no, aspetta: mentre i tifosi nerazzurri sono già sulle scale, più annoiati che arrabbiati, ecco che spunta Moretti. Corner di El Kaddouri, testa di Maxi Lopez, il difensore è solo in area piccola: 1-0. I cardiologi sbuffano, non si può mai star tranquilli. Gli amanti del gossip sottolineano che su Maxi, che spizza di testa, c’era Icardi. Gli psicologi si preparano a sedute collettive: l’Inter perde una gara in cui non aveva rischiato niente, ma aveva fatto anche poco per vincere. E gli storici aggiungono un dato: il Toro torna a vincere a San Siro con l’Inter dopo 27 anni.

SCOSSA? — E dire che Mancini, uno che non si addormenta in panchina, dopo 55’ di placidi pascoli e calcio ruminato aveva provato a dare una scossa di adrenalina: dentro Shaqiri, fuori d’Ambrosio. Resta il 4-2-3-1, Kuzmanovic terzino (poi entrerà Donkor), Kovacic davanti alla difesa (con Guarin), quartetto pesante davanti, con Palacio centrale dietro a Icardi, terminale di un gioco che non c’era. Ci sono le premesse per “o la va o la spacca”. La spacca Moretti, per la precisione.

CHAMPIONS — Il bilancio dice 0-1 e tre punti persi da un’Inter che non poteva perderne più, per inseguire una Champions salva-conti. Due soli tiri veri in porta, entrambi di Podolski, stadio quasi muto, anche prima del gol. Diciamoci la verità, ci fosse stato ancora Mazzarri, sarebbero piovuti fischi. Thohir in tribuna non vede un grande spettacolo (bisogna controllare, ma il suo score a San Siro a occhio è terribile): il predominio territoriale è netto, ma la palla passa da destra a sinistra, senza finire mai nelle zone calde. Poco movimento, pochissima velocità, Icardi la prende solo una volta di testa, Shaqiri cerca una sola imbucata: lunga. E persino la diffusa fiducia nelle doti messianiche di Kovacic rischia di essere messa in crisi da partite cosi, abuliche, del croato. Oggi ricordava l’allora sovietico Zavarov più che un giocatore in grado di fare davvero la differenza. Meglio da regista, comunque: almeno tocca più palloni. L’annunciata rivoluzione partorisce risultati deludenti e gioco rivedibile: ci sono i giocatori per fare molto meglio di così. E il discorso sarebbe stato lo stesso anche in caso di 0-0.

MERCATO? — E il Toro? I tifosi granata da settimane spingono su twitter l’hashtag #cairobraccino: al presidente chiedono investimenti sul mercato per rinforzare una squadra che a San Siro per 90’ fa la figura di una provinciale tristarella. Di quelle che spesso tornano a casa con zero punti e zero rimpianti. E invece no, il bottino è pieno, nonostante pochi contropiedi e condotti male: Molinaro ha corsa ma non qualità, Darmian manca in precisione. La difesa tiene, ma il risultato non inganni. Manca qualcuno, qualcosa, per accendere la passione che la storia granata meriterebbe. Ventura fa il massimo con gli uomini a disposizione: schiera i suoi con un 3-5-2 in cui in otto difendono la propria area, mentre la fase offensiva viene lasciata a Quagliarella e Martinez contro tutti: e nessuno dei due è esattamente in grado di crearsi le occasioni da solo come Ronaldo il Fenomeno. Non serve, se hai un rapinatore d’area come Moretti.

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