Inter, che regalo a Mancini. Vince in 10 e passa il turno

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Con Mancini in tribuna per squalifica nel giorno del suo 50° compleanno l’Inter batte il Dnipro 2-1 in inferiorità numerica e porta a casa la qualificazione anticipata per i sedicesimi. Compreso il primo posto del girone. Il massimo risultato in una serata non certamente brillante per i nerazzurri, apparsi poco presenti nel primo tempo. Kuzmanovic e Osvaldo ribaltano l’iniziale vantaggio di Rotan e finiscono per mettere nel dimenticatoio il rosso per doppia ammonizione di Ranocchia.

LE SCELTE — Handanovic in porta e Hernanes dall’inizio. Queste le due novità della prima Inter europea del Mancini II. La difesa a quattro contro il Dnipro è la certezza, poi davanti il tecnico jesino sperimenta. E’ un 4-4-2 sporco, perché Medel in realtà si stacca qualche metro sistemandosi davanti alla difesa. Naturale che lo scivolamento faccia disegnare alle maglie interiste un 4-1-3-2 avveniristico. Guarin a destra spinge, Kuzmanovic a sinistra meno. E Hernanes tra compiti di copertura e ricerca della felicità tra le linee vaga un po’.
ERRORI E PRODEZZE — Così quando Juan Jesus schiaccia il pallone sotto i piedi come volesse appallottolare il cuscino per un riposino. Rotan è un incubo, non un dolce sogno. Palla strappata, apertura per Konoplyanka, Guarin tarda a chiudere e il mancino dell’ala che piace anche all’Inter scaraventa un sinistro su cui Handanovic mette le mani per rallentarla. Sulla ricaduta, Rotan è ancora più rapido di Juan Jesus e mette dentro. Il vantaggio del 16′ dovrebbe funzionare da sveglia. Invece il Generale Meazza (freddo climaticamente, dentro i 20 mila spettatori poco possono fare anche se si impegnano) pare restare un comodo giaciglio. Al 27’ addirittura Guarin stende Cheberyachko in un’azione improvvisa. Poche polemiche degli interisti, sintomo di sapere che l’arbitro Madden ha visto bene. Dal dischetto va proprio il gioiellino, Konoplyanka. Non sappiamo se cura le statistiche dei portieri avversari, fatto sta che il suo destro timido regala a Handanovic il sesto rigore consecutivo parato (quattro quest’anno, due la stagione scorsa). Ormai tanto vale non batterli, rifiutandoli signorilmente. Una volta ogni tre corner al campetto si concedeva un rigore, ora si potrebbe barattare il rigore con tre calci d’angolo.
REPLICA — La reazione interista arriva dopo il secondo scossone. Due minuti e la squadra di Mancini (confinato in uno skybox vista la squalifica, in panchina Nuciari è il vice) pareggia. Una palla morta casca quasi al limite dell’area e Kuzmanovic ci mette il piattone giusto che esce dalla tangenziale delle gambe ucraine per infilarsi alle spalle di Boyko. La partita si ravviva al 30’, come un focherello timido. Nagatomo spara fuori da buona posizione e cadendo si fa male alla spalla destra (dentro Campagnaro) e Douglas di testa da solo nel cuore dell’area prende il cartellone pubblicitario. Finisce qui il primo tempo, più nero che azzurro.
PAZZA INTER — La ripresa parte con un trailer dell’orrore. Kalinic infastidisce Ranocchia che lo salta, poi arriva Rotan che lo anticipa e viene steso dal capitano. Giallo, anticamera del rosso. Sono trascorsi 25 secondi del secondo tempo. Le difficoltà non spezzano l’Inter che si piega per 5 minuti e parte a fionda. Dodò sulla sinistra rientra, palla per Hernanes e luce nel corridoio per Osvaldo. Il diagonale dell’ex Juve è preciso, il Dnipro salta giù di un gradino con un uomo in più. Due minuti e gli ucraini vanno vicini al pareggio. Campagnaro balla sul pallone, ma non è Zidane. La ruleta finisce per innescare Kalinic che in spaccata obbliga Handanovic agli straordinari. Si resta 2-1 Inter. La partita cala di intensità perché gli ucraini dovrebbero farla e invece vengono ingabbiati bene. Entrano Andreolli per Icardi e Obi per Hernanes, servono difesa e corsa. Hernanes al 41’ mette l’ultima volta la paletta dell’alt in faccia a Konoplyanka prima del finale classico con assalti da palla lunga e sperare. L’Inter vince e può permettersi di non guardare il risultato di Saint Etienne: qualificazione anticipata e primo posto assicurato. A Baku, tra 15 giorni, si andrà senza alcun assillo.
GAZZETTA DELLO SPORT