Inter, che legnata

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L’Inter ci resta di legno. Atalanta indigesta, seconda vittoria di fila dei nerazzurri bergamaschi in casa dei nerazzurri milanesi: un anno fa finì 3-4, ma c’è vittoria e vittoria, e questa ha le sembianze di una discreta botta di fortuna. Prima di essere affondata dal gol di Bonaventura allo scadere, l’Inter aveva scosso due traverse e due pali, contro un’unica traversa centrata dagli atalantini. E’ stata una partita di confine, sul filo di episodi al limite. Il pareggio sarebbe andato stretto agli interisti, la sconfitta è punizione immeritata. Quattro legni esprimono una tendenza netta, non si può far finta di nulla, inquadrarli come scherzi del destino, anche se il palo scheggiato da Icardi, dopo deviazione di Raimondi, va interpretato come gol sbagliato e non come capriccio della sfiga. L’Inter si ferma: interrotta la serie positiva dei 14 punti in 6 incontri, battuto Handanovic dopo 355 minuti di inviolabilità. La classifica si abbruttisce: la Fiorentina quarta allunga a più quattro e il quinto posto va oggi condiviso col Parma, che per giunta deve recuperare il match con la Roma.

All’inizio e alla fine L’Inter la partita l’ha persa nei primi venti minuti e negli ultimi cinque. Tra i due estremi, nella rimanente abbondante ora di gioco, è stata prevalente per occasioni e atteggiamento. L’Atalanta ha cominciato forte, ha costretto Handanovic a due grossi interventi con Stendardo e Cigarini, ha colpito la traversa con Denis. Venti minuti di predominio. E’ singolare che l’Atalanta abbia trovato il vantaggio nel momento in cui si è acquietata: ripartenza offerta da Campagnaro e agevolata da Jonathan, tiro inappellabile di Bonaventura. La rete ha avuto l’effetto di una sveglia, l’Inter si è rimessa in piedi nel giro di pochi secondi col gol di Icardi e a quel punto è diventata padrona del palcoscenico. L’Atalanta ha perso la baldanza iniziale, si è rintanata ed è vissuta di sole ripartenze. «Legnosa» la ripresa interista: traversa di Guarin, palo di Palacio, traversa di Jonathan e palo scheggiato da Icardi a due passi due dalla porta. Chiari segnali: quando la palla non vuole entrare bisognerebbe avere l’astuzia di accontentarsi dello status quo, nel caso un 1-1 casalingo. Non è facile, però, tenere a bada ambizioni ed emozioni. Quattro legni colpiti espongono agli sberleffi degli dei e della Dea, che sarebbe l’Atalanta. Basta un colpo bene assestato e la beffa è servita. Così è andata: l’1-2 si è fatto annunciare da un salvataggio di Jonathan su Brienza ed è arrivato pochi attimi dopo al 90’ spaccato, su incornata di Bonaventura lasciato incustodito. «Italian job», direbbero gli inglesi. Un lavoretto all’italiana.

Ubris Gli antichi greci usavano la parola «ubris» per definire un eccesso di orgoglio, di fiducia in se stessi, di superbia. Ecco, forse Mazzarri nella ripresa ha peccato di «ubris». Ha osato ed è stato punito. Prima ha tolto Cambiasso, solito frangiflutti, per inserire Alvarez e ha riprogrammato il centrocampo con Hernanes play-basso e con Guarin e il neoentrato mezzala: mediana temeraria. Poi, a otto minuti dalla fine, visto che non si schiodava dall’1-1, ha levato Campagnaro, immesso Kovacic ed è passato al 4-3-3. L’Inter le occasioni le ha costruite, ma non le ha colte ed è stata colpita dalla «nemesi», dalla vendetta divina. Suggestioni greche a parte, ci si potrebbe chiedere se forse non sarebbe stato meglio virare prima sulla difesa a quattro, visto che in avanti l’Atalanta di fisso teneva soltanto Denis. Troppi tre difensori centrali per curare solo un centravanti, ma sono ragionamenti elaborati col senno di poi. Senza i quattro legni commenteremmo un risultato diverso e non accuseremmo Mazzarri di «ubris». Anzi, ne elogeremmo la sfrontatezza.

Libera e bella L’Atalanta si è salvata con largo anticipo e gioca con la mente sgombra. E’ un’Atalanta libera e bella, con un giocatore in stato di grazia come Bonaventura. Complimenti a Colantuono, la squadra è bene organizzata. Tutti sanno che cosa fare e come farlo e i meccanismi collettivi sopperiscono a certe mediocri prestazioni individuali. Per esempio, a San Siro la catena di destra, formata da Nica e Estigarribia, non ha convinto, però la squadra ha funzionato lo stesso. La fortuna bisogna meritarsela e l’Atalanta se l’è meritata.

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