Infermiera arrestata a Piombino: “Sono innocente. Lo giuro sui miei figli”

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«Giuro sui miei figli che sono innocente». Una frase ad effetto di Fausta Bonino («uno sfogo», dice il suo difensore, avvocato Cesarina Barghini) mentre risponde nell’interrogatorio davanti al gip, nel carcere di Pisa. L’accusano di 13 omicidi, tutti pazienti del reparto di rianimazione. E lei, sposata, due figli, si è difesa anche così.

Il gip di Livorno Antonio Pirato, il procuratore Ettore Squillace e il pm Massimo Mannucci le hanno chiesto chiarimenti in due ore mezzo di colloquio. Per esempio, hanno voluto sapere perché nelle intercettazioni del Nas dei carabinieri si mostra preoccupata parlando con le colleghe. Fausta Bonino prova a spiegare:

«Sapevo che c’erano state delle morti anomale ed ero stata interrogata. Avevo capito che sospettavano di me. E sapevo che la situazione nel reparto era grave, ne parlavamo tra colleghi. È normale che fossi preoccupata e ne parlassi anche al telefono». E la depressione? «No, ho sofferto di epilessia, sono stata curata, ma non ho un attacco da 12 anni». Inoltre, mai abusato di alcol, vino. «Quando ne parla in una sola intercettazione, lo fa per burla, non lo dice sul serio», spiega poi l’avvocato Barghini chiarendo che «Fausta Bonino non beve, né soffre di alcuna patologia psichiatrica. L’epilessia, patologia per la quale è in cura da oltre un decennio, non trasforma le persone in mostri omicidi».

Sul castello di accuse la difesa apre un fronte ampio: «Faremo indagini difensive – dice l’avvocato Barghini – Fausta Bonino è finita al centro di questa vicenda e nel tritacarne mediatico perché gli inquirenti sono stati abilmente depistati e la procura non ha seguito nessun’altra pista alternativa». «Lei – ha spiegato il legale – era il soggetto più debole e più facile da colpire da chi aveva interesse a coprire determinate lacune o inadempienze». E poi, ha aggiunto, «dobbiamo chiederci come mai non è stato fatto il solfato di protamina, un antidoto che ha effetto immediato su qualunque emorragia», «mentre sull’ eparina ci sono esami per quattro decessi. Ma gli altri otto o nove? Occorre fare altri accertamenti tecnico scientifici».

Al termine dell’interrogatorio, il difensore ha chiesto la scarcerazione e, in subordine, gli arresti domiciliari. «Meglio i domiciliari – spiega il legale – C’è rischio per la sua incolumità visto che il clamore mediatico di questa vicenda ha determinato la condanna unanime dell’opinione pubblica nei suoi confronti»; «persino io, che sono l’avvocato, ho avuto minacce su Facebook. Io stessa ho ricevuto minacce sui social network e mi è stato augurato di ricevere iniezioni letali di eparina».

Il gip si è riservato la decisione e ha tempo cinque giorni. Il pm deve dare un parere in 48 ore. Sul fronte delle indagini la procura di Livorno e il Nas sono in piena attività. «Ci sono altre segnalazioni che andranno valutate», ha detto, rientrato nel suo ufficio a Livorno dopo l’interrogatorio, il procuratore Squillace Greco, ma «se ci siano o meno precise denunce non posso rispondere». Il Nas sta sentendo familiari, parenti e amici delle vittime e tutte le persone potenzialmente informate sui fatti. A Piombino i parenti di alcune vittime si stanno coordinando ed oggi pomeriggio hanno dato mandato ai propri avvocati per seguire la vicenda da un punto di vista legale.

La Stampa