Incubo Zika sull’Olimpiade di Rio Il Comitato olimpico Usa agli atleti «Chi è preoccupato non vada»

Olimpiadi

Le autorità sanitarie statunitensi hanno innalzato a «livello 1» l’emergenza per il virus Zika. È la prima volta dalla crisi del virus Ebola. E l’incubo del virus Zika, della stessa «famiglia» di dengue e febbre gialla, incombe anche sui Giochi di Rio de Janeiro. Il Comitato olimpico degli Stati Uniti ha comunicato alle federazioni sportive nazionali che gli atleti e il personale dovrebbero valutare se rinunciare all’Olimpiade di Rio.

Libertà di scelta ai singoli
A preoccupare è la possibilità di contagio e l’assenza di un vaccino in grado di sconfiggere la malattia trasmessa dalle zanzare che infetta donne incinte e che si sospetta possa provocare la microcefalia nei nascituri. L’annuncio è stato fatto a fine gennaio durante una conference call – riferisce l’agenzia Reuters – alla quale hanno partecipato i vertici dell’Usoc (United States Olympic Comittee) e i presidenti delle varie associazioni sportive. L’invito agli atleti e agli accompagnatori delle squadre, ribadito anche dall’Istituto nazionale per la Salute, è quello di lasciar scegliere i singoli e di non «sentirsi obbligati a partecipare» qualora la diffusione del virus dovesse aumentare. Un invito che riguarda soprattutto quelle donne che «potrebbero essere in stato interessante» e quelle che pensano a una futura gravidanza. In entrambi i casi il consiglio è di disertare il Brasile. Una eventuale rinuncia da parte di atleti americani sarebbe comunque un perdita gravissima per i Giochi di Rio. Al momento però non è stata presa alcuna decisione, l’Usoc non rilascia commenti ma ammette di seguire costantemente la situazione di Zika condividendo le informazioni e le raccomandazioni dell’organizzazione mondiale della sanità con le federazioni. E intanto l’amministrazione Obama ha chiesto al Congresso degli Stati Uniti più di 1,8 miliardi di dollari in fondi di emergenza, per contrastare il virus zika negli Usa e in altri Paesi. Lo ha fatto sapere la Casa Bianca.

L’Australia e il repellente
Anche altre nazioni sono in allarme a causa del virus. Il Comitato olimpico australiano (Aoc) mercoledì scorso ha annunciato un contratto di sponsorizzazione con i produttori di «Heavy Duty», un gel repellente particolarmente efficace. E a fine gennaio lo stesso Aoc aveva avvisato gli atleti qualificati per Rio 2016 di mantenere sempre braccia e gambe coperte «dove possibile», specialmente nei pressi di acqua stagnante e vegetazione fitta. Non solo, perché anche la squadra Down Under invitava le atlete «in gravidanza all’epoca dell’Olimpiade» a prestare particolare attenzione. Sulla stessa lunghezza d’onda la Nuova Zelanda, che comprenderebbe eventuali ritiri da parte degli atleti. La stessa raccomandazione è stata espressa dal Comitato giapponese, che sta anche valutando se limitare le escursioni «all’aria aperta» dei suoi atleti.

Il Coni: «Niente allarmismi, ma serve prevenzione»
L’Italia è tra i paesi relativamente sereni. Il Coni ha più volte assicurato che non c’è ragione di aver paura. «L’Istituto di Medicina per lo Sport ha fatto un buon lavoro, sono in contatto con dei luminari della materia di infettivologia, ci sarà anche un’attività di prevenzione», ha spiegato il presidente Giovanni Malagò. E il direttore dell’Istituto di Medicina dello Sport Antonio Spataro ha parlato di «notizie allarmistiche. Credo non sia il caso di esagerare», pur confermando le linee guida date dagli altri Comitati e invitando a « tenere le finestre chiuse e usare l’aria condizionata ed evitare le uscite di sera dopo le gare». C’è tranquillità anche in Gran Bretagna, con il presidente del Comitato britannico, Sebastian Coe, che ha assicurato che «tutti gli atleti britannici sono orgogliosi e non vedono l’ora di andare» a Rio 2016.

La Francia e la Coppa Davis
Non sono solo le Olimpiadi a essere toccate. Nel primo turno di Coppa Davis la Francia ha scelto di affrontare il Canada in Guadalupa, ai Caraibi. E immediatamente il dipartimento d’Oltremare ha assicurato che nel paese, dove si sono finora registrati 17 casi, non c’è alcun timore di contagio, invitando al più turisti e atleti a proteggersi con un antizanzare.

La zanzara «colpevole» e la stagione calda
A trasmettere il virus, che nella maggior parte dei casi è asintomatico o con febbre non alta e dolori muscolari, è un particolare tipo di zanzara, la Aedes aegypti, fino a quarant’anni fa presente anche sul territorio italiano e al momento non segnalata. Ma anche la famigerata zanzara tigre (Aedes albopictus), è stata considerata responsabile di alcuni casi di trasmissione in Africa e in Asia. Questo potrebbe rappresentare un problema con l’arrivo della stagione calda anche da noi, visto che la zanzara tigre è segnalata dalla fine degli anni Novanta.

Corriere della Sera