Incollati

MATTEO RENZI 4

Il dado è tratto. Matteo Renzi ha presentato il disegno di legge per l’abolizione del senato e delle province, del CNEL e la riforma del titolo V della Costituzione. E come volevasi dimostrare sono partiti subito i siluri contro il presidente del consiglio. Tutto nella norma. Qualcuno ha cominciato a sentire puzza di bruciato, la terra tremare sotto i piedi e la poltrona scollarsi piano piano.

Spazziamo subito ogni pensiero: forse riuscirà ad eliminare l’elettività delle province, abolirà l’inutile CNEL e probabilmente riformerà il titolo V della Costituzione. Ma sul senato ho un serio timore che non vi riuscirà. Le resistenze sono troppe, a parole la maggior parte si dichiara favorevole, ma poi bisognerà votarlo il disegno di legge. Sarà pure una riforma costituzionale imperfetta, ma almeno è il primo tentativo serio di tentare di cambiare qualcosa. Troppi in passato hanno utilizzato slogan elettorali, ma poi alla prova dei fatti si sono dimostrati i  consueti chiacchieroni. Possibile che non vi sia proprio nessuna volontà in questo dannato paese di cambiare l’idea di una nazione ancorata mani e piedi alle poltrone? Semmai il disegno di legge dovrebbe comportare anche una drastica riduzione dei membri della camera dei deputati. 630 sono troppi, ne bastano 100 per decidere in fretta e far funzionare meglio la macchina pubblica, sburocratizzandola da troppi insulsi personaggi. Il cammino di Renzi, nei prossimi mesi, assomiglierà molto alla terribile scalata del monte Zoncolan.

Se il premier vuole vincere deve munirsi di ampie damigiane di solvente se vuole staccare i senatori dalla poltrona, altrimenti si troverà con un pugno di mosche in mano, con la certezza che si è giocato molto e con la consapevolezza di aver dato un’ulteriore occupazioni ai signori senatori: quella di eccezionali rappresentanti della pubblicità dell’attak.

Alessandro D’Offizi