Inchiesta petrolio, Renzi: Guidi ha sbagliato ma non siamo il governo delle lobby

GUIDI

«Il ministro Guidi ha fatto un errore. Non c’è niente di illecito ma ha fatto un errore e ne va preso atto. In Italia adesso chi sbaglia va a casa». Lo dice il premier Matteo Renzi al Tg2. Non sarà comunque un’inchiesta a far cambiare passo o agenda al governo, perché quell’agenda è dettata dalla necessità di far ripartire il Paese e non, come vorrebbero far credere le opposizioni, da lobby e petrolieri, aggiunge il premier. «È una barzelletta che siamo il governo delle lobby. Ai giochini dei politicanti che continuano tutti i giorni a fare polemica non prestiamo attenzione. Ci dicono che è un rischio fare le opere, pubbliche e private. Ma l’unico rischio è non sbloccarle». Anzi, sono convinti i renziani, la risposta migliore alle opposizioni che «provano a trascinarci in un rissa quotidiana» è dire con ancora più forza che il governo non rallenta il passo e ottiene risultati come quelli – sottolinea Renzi – sul turismo in crescita.

All’indomani del piano per Bagnoli, il presidente del Consiglio ha presentato in mattinata il progetto per la banda larga. «Il governo è qui per realizzare le opere che per anni non si sono fatte: è la nostra cifra costitutiva», afferma. E in un’intervista al Tg2 assicura che non teme la mozione di sfiducia annunciata dalle opposizioni: «È il loro mestiere ma non il accontentiamo». Nessuna preoccupazione, aggiungono dal Pd, per il voto del 19 aprile (i verdiniani – sottolineano – non sono tra l’altro determinanti). Così come pochi timori che il referendum sulle trivelle possa raggiungere il quorum. Nel giorno in cui i presidenti di Senato e Camera Piero Grasso e Laura Boldrini annunciano che andranno a votare, Renzi difende l’astensione come scelta legittima e «prevista dalla Costituzione».

I dirigenti Pd tengono comunque alta la guardia fino al 17 aprile ma spiegano che il lavoro è già proiettato sui due delicati appuntamenti successivi: le amministrative di giugno e il referendum costituzionale di ottobre. Ieri a Napoli il leader Dem ha sancito con una pizza con la candidata Valeria Valente il lancio della campagna per le comunali. La prossima settimana, subito dopo il via libera definitivo al ddl Boschi i parlamentari Pd chiederanno il referendum e partirà quella campagna, con il varo del comitato per il sì.

Ma intanto, l’inchiesta di Potenza continua a tenere banco nel dibattito politico anche perché ci sono nuove paginate di intercettazioni, in cui Federica Guidi esprime giudizi tranchant sui colleghi di governo e nei colloqui del compagno Gianluca Gemelli spunta anche un ‘dossier’ su Graziano Delrio. «C’è tutto scritto sui giornali, quindi preferisco non commentare», dice il sottosegretario alla presidenza Luca Lotti (citato come un ostacolo ai piani del gruppo vicino a Gemelli).

La frase sembra tradire quel disappunto che i parlamentari della maggioranza Pd faticano a trattenere: «è un enorme ventilatore», osserva un senatore di grande esperienza. Dubbia – sottolinea un deputato – la rilevanza penale delle intercettazioni: serve uno stop alla pubblicazione degli ascolti non rilevanti prima del primo grado di giudizio. E nel Pd e nel governo emerge l’intenzione di accelerare la riforma del processo penale che è ferma da mesi al Senato dopo essere passata in prima lettura alla Camera. Lo spazio parlamentare per uno sprint (per i più ottimisti il via libera definitivo entro l’estate) ci sarebbe. E anche il ministro Andrea Orlando ha invitato a «fare in fretta». Non tanto, sottolineano dal Pd, per le norme sulle intercettazioni quanto perché dà nuovi strumenti ai giudici per accelerare i processi e arrivare a sentenza definitiva.

Renzi, intanto, prepara la successione a Guidi. In mattinata sale al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ma non è ancora l’incontro decisivo: probabilmente ci vorrà ancora qualche giorno per il nome del nuovo ministro dello Sviluppo economico. E sembra ancora aperta la lista dei papabili. In ambienti parlamentari si cita dal viceministro Teresa Bellanova, ai sottosegretari Claudio De Vincenti e Antonello Giacomelli, a deputati come Francesco Boccia, Matteo Colaninno, Guglielmo Epifani. Si fa anche il nome del consulente di Palazzo Chigi giunto da Amazon, Diego Piacentini. C’è anche chi, dopo una visita di Fabrizio Barca a Palazzo Chigi (ma non per incontrare Renzi) accredita anche l’ex ministro della Coesione territoriale con Monti. Ma i renziani invitano ad aspettare: la sorpresa dell’ultimo minuto è la cifra del premier.

Il Messaggero