Inchiesta Petrolio Indagato anche Lo Bello

Lo-Bello

Potenza «Se noi vogliamo fare una cosa intelligente, ti conviene prendere il pontile così condizioni l’uso di esso». Ruota attorno alla concessione d’uso del pontile del porto di Augusta il business del petrolio su cui cerca di mettere le mani la «cricca» di Gianluca Gemelli, su suggerimento di Paolo Quinto, capo della segretaria della senatrice Finocchiaro. Oltre al compagno dell’ex ministro allo Sviluppo economico Federica Guidi, sono indagati dalla Procura di Potenza per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente Giuseppe De Giorgi, capo di Stato Maggiore della Marina militare, Alberto Cozzo, attuale commissario straordinario dell’Autorità portuale di Augusta, Giuseppe Berutti Bergotto, capo della Pianificazione finanziaria della Marina, Nicola Colicchi, ex presidente della Compagnia delle opere, Quinto e Alfredo Leto, amministratore della società Alfa Tanko (di cui era socio occulto Gemelli). Per raggiungere i propri scopi, il «quartierino romano» avrebbe spinto per ottenere le nomine di pubblici amministratori «compiacenti o corruttibili». Da qui l’accusa di associazione a delinquere ipotizzata nei confronti di Colicchi e Gemelli nel ruolo di «promotori, ideatori e organizzatori» e di Quinto e Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria, nel ruolo di «partecipanti». Attraverso condotte illecite, quali il traffico di influenze illecite e l’abuso d’ufficio, la «cricca» avrebbe operato per mettere le mani, oltre che sul pontile di Augusta, su impianti energetici e «sistemi di difesa e sicurezza del territorio», come la videosorveglianza ai missili. Le pressioni sulla Guidi erano esercitate da Gemelli in «casi limite»; cioè, quando Quinto e Colicchi «non riuscivano ad attivare per tempo i proprio canali politici». L’ex ministro del Mise era quindi diventata – spiegano gli inquirenti – «inconsapevole strumento di quello che lei stessa non aveva mancato di individuare quale vero e proprio clan». Avere il pontile di Augusta, in un porto centrale del Mediterraneo, significava poter far attraccare le petroliere e convogliare il greggio nei depositi di stoccaggio. Gemelli lo spiega bene a Cozzo in un’intercettazione dell’8 maggio 2015: «…cioè hai capito? Quest’area la rivaluti, ne abbiamo bisogno come il pane». Il riferimento è appunto all’area di Punta Cugno. Cozzo (a cui la «cricca» era riuscita a ottenere la proroga dell’incarico, arrivando a chiedere l’intervento di Lo Bello sul ministro ai Trasporti Graziano Delrio) risponde che aveva fatto un «colpo»: riuscire a dissuadere il rup dell’Autorità portuale a nominare una commissione di gara. Quello stesso giorno viene costituita a Roma la società Alfa Tanko srl, che si occupa della gestione di banchine portuali e impianti di stoccaggio. Il problema è che quel pontile era già stato concesso in uso alla Decal Mediterraneo srl, autorizzata con decreto della Regione Sicilia del 3 dicembre 2012 a realizzare un deposito costiero di prodotti petroliferi a Punta Cugno. Probabilmente per liberarsi di quello che rappresentava un «ostacolo» ai loro interessi (questa l’ipotesi di abuso d’ufficio), la «cricca» avrebbe spinto per il trasferimento su promozione del controammiraglio Roberto Camerini, a capo del comando MariSicilia. «Portarlo a Taranto – scrive Gemelli a Colicchi – non va bene perché avrebbe molta presa su Augusta… Deve andare da Roma in su…». E, in effetti, Camerini verrà trasferito il 29 gennaio 2015 alla base navale di La Spezia. Nonostante si tratti di una promozione (“amoveatur ut promoveatur”, sia promosso affinché sia rimosso – spiegano gli indagati al telefono), il controammiraglio non sembra contento.

Il Tempo