«Inchiesta Cucchi, rivedremo gli atti»

++ Cucchi: mamma, 'sentenza assurda', sorella in lacrime ++

Sarà difficile tornare indietro e ripartire dalla sera del 15 ottobre 2009, quando Stefano Cucchi, appena uscito dalla palestra, fermato dai carabinieri con hashish e cocaina in tasca, era sereno e scherzava con loro. Eppure il procuratore Giuseppe Pignatone assicura che rileggerà tutti gli atti dell’inchiesta, le testimonianze, le perizie, la ricostruzione e probabilmente anche lo scontro, ancora in atto, tra pm e parte civile. In un equilibrismo che ieri ha portato Pignatone a ricevere i genitori e la sorella di Stefano Cucchi, da sempre critici sulle conclusioni delle indagini che hanno escluso l’omicidio preterintenzionale, e poi a confermare piena fiducia nei due pm titolari del fascicolo, Vincenzo Barba e Francesca Loy.
L’INDAGINE BIS
Pignatone è determinato: «Con animo sereno e senza pregiudizi, procederemo ad una rilettura di tutte le carte dell’inchiesta con riferimento alle posizioni che non sono state oggetto di indagine», dice. Rileggerà personalmente gli atti, nell’attesa delle motivazioni della sentenza che ha assolto i dodici imputati per insufficienza di prove. Il verdetto che ha suscitato indignazione e un fiume di polemiche: persino i big della canzone italiana, da Celentano a Jovanotti, hanno manifestato il loro sdegno. L’eventuale riapertura dell’inchiesta sulla morte di Cucchi punterà a verificare le posizioni che non sono mai state oggetto di indagine: la notte nella caserma di Tor Sapienza, il processo per direttissima a piazzale Clodio, il passaggio a Regina Coeli, con un medico che chiede il ricovero, solleva un polverone per le condizioni del detenuto, la lunga attesa successiva, la visita all’ospedale Fatebenefratelli, un’altra notte a Regina Coeli e infine il ricovero al Pertini. In mezzo tante testimonianze e tutte le persone che hanno avuto Stefano in custodia. La procura potrebbe decidere anche di aprire un nuovo fascicolo, senza ipotesi di reato, per risentire i testi e individuare nuove posizioni anche alla luce delle risultanze processuali.
L’INCONTRO
Dopo la forte dichiarazione di Pignatone, che due giorni fa aveva definito scandalosa la conclusione del processo, ieri l’incontro con la famiglia ha in qualche modo riguardato l’inchiesta. L’impegno del procuratore ha soddisfatto Ilaria Cucchi, molto meno l’apprezzamento espresso poco dopo da Pignatone per i pm che hanno coordinato le indagini. Mostrando una gigantografia di Stefano morto, con gli evidenti segni del pestaggio, Ilaria Cuchi, ieri, è tornata a ripetere la frase che, suo malgrado, continua ribadisce da cinque anni: «Lo Stato non ha saputo garantire i diritti di mio fratello da vivo e ora non è in grado di dire chi l’ha ridotto così». Poi ha aggiunto: «Questa è l’insufficienza di prove». La foto fa parte di un gruppo di istantanee consegnate al procuratore ma già agli atti dell’indagine. Sono le stesse foto, che dopo l’autopsia di Stefano, Ilaria aveva mostrato in tv, quelle che avevano portato a riesumare il cadavere, quando il medico legale incaricato dai pm aveva stabilito che sul corpo non risultavano traumi o segni di percosse. Poi, commentando la notizia di una nuova querela presentata dal sindacato di polizia penitenziaria Sappe nei suoi confronti, Ilaria ha dichiarato: «Non sono io che getto fango sull’onore della categoria».

Il Messaggero