Il fiscal compact ci ucciderà! In esclusiva per noi Antonio Rinaldi.

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RIFLESSIONI SUL FISCAL COMPACT E ERF

Nonostante l’appuntamento di fine maggio, che ridisegnerà i rapporti di forza all’interno del Parlamento Europeo, rimane stranamente in sordina il dibattito pubblico in merito alla tematica Fiscal Compact con cui, volenti o nolenti, dovremo confrontarci l’anno prossimo. Ma non dobbiamo meravigliarci troppo visto che la nostra classe politica si arrovella se sia necessario o meno “sforare” il 3%, quando ha già votato lo 0% affrettandosi ad inserirlo anche nella Costituzione!

Ricordiamo che dietro il “gradevole” e rassicurante appellativo Fiscal Compact, con cui gli attenti comunicatori di Bruxelles hanno sapientemente e prontamente divulgato il Trattato di Stabilità, si cela una la vera e propria bomba ad orologeria. Esso prevede infatti essenzialmente l’inserimento, in ciascun ordinamento nazionale con norme di rango costituzionale, che “la posizione di bilancio della Pubblica Amministrazione di una parte contraente è in pareggio o in avanzo” (art.3,n.1, lett.a), il c.d. pareggio di bilancio, e la diminuzione in vent’anni dell’eccedenza dello stock di debito pubblico in surplus rispetto all’originario parametro di Maastrich del 60% (art.4), secondo una procedura cervellotica e machiavellica magnificamente e scientificamente analizzata recentemente nei minimi particolari dal prof. Alberto Bagnai nel seguitissimo blog Goofynomics http://goofynomics.blogspot.it/2014/03/lievi-imprecisioni-sul-fiscal-compact.html

Premesso che i due vincoli saranno di difficilissimo rispetto anche per i “più virtuosi”, se non a costo di pesantissimi sacrifici a carico dei cittadini e del sistema delle imprese, il cui rispetto accelererà ancora di più l’attuale crisi, il dibattito finora instaurato sottovoce nel nostro Paese si è limitato esclusivamente nel dividere fra chi ritiene necessario il rispetto degli impegni ad ogni costo e chi invece auspica il suo totale ripudio.

Lo stesso Matteo Renzi, supportato e osannato da una maggioranza politica trasversale, ma non esente da critiche anche dai suoi stessi compagni di partito, nel recente viaggio compiuto a Parigi e Berlino ha ribadito l’intenzione di rispettare in ogni caso le regole, suscitando non poche perplessità da parte degli addetti ai lavori su come riuscirà in autunno, ammesso e non concesso che sia ancora lui ad occuparsene, nel reperire risorse così cospicue da inscrivere nella legge di Stabilità 2015, visto i noti problemi di copertura incontrati per “soli” 10 Mld di euro necessari per elargire circa 80 euro mensili nelle buste paga dei lavoratori a più basso reddito.

Ma l’aspetto totalmente ignorato dalla politica e di conseguenza dal dibattito pubblico, è la proposta maturata già tempo dai consiglieri economici della signora Angela Merkel e prontamente recepita dalla Commissione Europea, la quale prevede il rispetto dei vincoli del Fiscal Compact con un’ulteriore perverso meccanismo tecnico Si tratta dell’European Redemption Fund (ERF), con il quale si vuole attivare una sorta di tutela automatica blindata per il rispetto del vincolo della riduzione dell’eccedenza del debito sopra esposto. Praticamente i pragmatici amici tedeschi, intuendo perfettamente che le regole del Fiscal Compact non sono ragionevolmente rispettabili autonomamente da nessuno,  tanto meno da chi ha un rapporto debito/PIL elevato come il nostro, hanno escogitato una sorta di “commissariamento” generale in cui non sono più i rispettivi governi nazionali a mettere in atto i provvedimenti previsti dal Patto di Stabilità, ma un organismo che agisce omnibus. L’ERF agirebbe tecnicamente in questo modo: i titoli pubblici degli Stati firmatari il Fiscal Compact, eccedenti il 60% del rapporto debito/PIL, andrebbero confluiti in un apposito fondo, per l’appunto il Redemption Fund, il quale godendo della garanzia comune, riuscirebbe ad emettere a sua volta titoli a condizioni migliori avvalendosi della tripla A, confermata recentemente dalle Agenzie di Rating per le emissioni della UE. Di fatto dei veri e propri Eurobond all’ennesima potenza e che sottometterebbero i paesi con i problemi finanziari più evidenti.

Ma l’aspetto più inquietante dell’ERF, che farebbe passare tutti gli altri vincoli previsti da Maastricht ad oggi come acqua di rose, è la contropartita prevista a carico dei partecipanti. Il Regolamento prevede infatti, per ciascun paese, l’asservimento di assets di patrimonio pubblico, riserve in valute estere e auree, e introiti fiscali, come ad esempio l’intero gettito IVA, a titolo di garanzia collaterale. Tenendo conto che l’eccedenza del nostro debito viaggia intorno al 73% del rapporto debito pubblico PIL oltre al parametro limite del 60% secondo le ultime stime del FMI, pertanto pari a circa 1164 Mld di euro, è presumibile che dovremmo vincolare tutto quello che ci è rimasto di buono del nostro patrimonio, dalla partecipazione nell’ENI fino all’ultima caserma di Cuneo, consegnando a criteri più consoni agli interessi di un curatore fallimentare che a quelli dell’effettivo proprietario.

Amici meditate!

Prof. Antonio M. Rinaldi (Università Chieti-Pescara)