Imprese, l’elusione fiscale non sarà reato

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Per Matteo Renzi è una sfida. Cambiare il rapporto tra Fisco e contribuenti non è un affare che riguarda solo i cittadini. Quel tema è stato già affrontato con la dichiarazione pre-compilata, il 730 che dal prossimo anno arriverà al domicilio telematico di lavoratori dipendenti e pensionati. Ora il governo si prepara ad un passaggio, in qualche modo, ancora più delicato: cambiare il rapporto tra il Fisco e le imprese. Per Renzi è un chiodo fisso. Un mantra. Dare certezza ai rapporti tra chi produce e investe e lo Stato. Al prossimo consiglio dei ministri, o al massimo a quello successivo, dai cassetti del governo, dove sono fermi da mesi, usciranno due decreti legislativi di attuazione della riforma fiscale, quella stessa riforma che ha portato alla dichiarazione precompilata. Una bozza ha già inziato a circolare. L’ha anticipata l’agenzia di stampa Public Policy, e quella che si preannuncia è una rivoluzione. L’elusione fiscale, il cosiddetto «abuso del diritto», quello per cui si riescono a pagare meno tasse pur senza violare nessuna norma tributaria, ma sfruttando le maglie delle regole, non sarà più un reato penale. Non è una novità da poco. Negli ultimi anni l’abuso del diritto è stato contestato soprattutto a medie e grandi imprese e alle banche. Molti imprenditori oltre a vedersela con il Fisco, hanno dovuto affrontare complicati giudizi penali che, spesso, hanno inciso sulla loro reputazione. Il caso più eclatante, probabilmente, è stato quello degli stilisti Dolce & Gabbana, ma è solo la punta di un iceberg. Il decreto prevede anche che, nel caso in cui ci siano diverse opzioni tributarie per l’impresa tra le quali scegliere, sia lecito utilizzare quella fiscalmente più economica.
IL MECCANISMO
Anche questo passaggio, per quanto possa apparire banale, ha a volte portato a contestazioni da parte del Fisco e alla conseguenza di procedimenti penali. Ma le novità sono tante. Non sarà, per esempio, considerato reato penale neppure la falsa fatturazione sotto la soglia dei mille euro. Rimarrà solo una sanzione amministrativa. Così come verrà depenalizzato il reato di omesso versamento Iva oltre la soglia dei 50 mila euro. Negli ultimi tempi le cronache si erano riempite di imprenditori, soprattutto piccoli e medi, posti dalla crisi davanti alla scelta di versare l’Iva o pagare gli stipendi ai dipendenti. Situazione talvolta causata dal mancato pagamento di fatture da parte della Pubblica amministrazione. Molti giudici, a dire il vero, stavano già di fatto assolvendo questa «evasione da crisi». Ora il governo è pronto a depenalizzarla. Ed ancora. Le imprese che decideranno di aderire ad un regime di adempimento collaborativo sotto la supervisione del Fisco, in caso di dichiarazione dei redditi infedele, avranno una soglia di punibilità più alta, il doppio di quella di coloro che invece non scelgono la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. C’è infine, un punto molto delicato sul quale il confronto tra governo e Agenzia delle Entrate è ancora aperto: il raddoppio dei termini di accertamento tributario. Oggi funziona così: il Fisco ha normalmente 4 anni di tempo per scovare gli evasori. Una norma introdotta quando alle Finanze c’era Vincenzo Visco, ha previsto tuttavia, la possibilità, in caso di reato penale, di raddoppiare i termini a 8 anni. Molti lessero in questa modifica la volontà di andare ad accertare chi aveva aderito al condono tombale Iva del 2002, voluto da Tremonti, dichiarato nel frattempo nullo dall’Unione europea. Cosa poi effettivamente avvenuta in alcuni consistenti casi.
I NODI APERTI
La norma inserita nel decreto sull’abuso del diritto, prevede invece che il raddoppio dei termini di accertamento possa essere concesso all’Agenzia delle Entrate solo nel caso in cui la denuncia penale avvenga entro i termini ordinari, ossia quattro anni. Se la denuncia parte il quinto anno l’accertamento è nullo. L’Agenzia avrebbe chiesto di mantenere la possibilità di operare oltre i limiti temporali in alcuni casi, quando emergano nuovi elementi che possano riaprire le istruttorie. La norma non è retroattiva e, anzi, la delega prevede espressamente che non possa esserlo. Tuttavia, se passasse nella versione del governo, il principio del «favor rei» potrebbe essere fatto valere da chi ha subito negli scorsi anni il raddoppio dei termini, facendo decadere molti accertamenti del Fisco. Contrarietà dell’Agenzia, poi, ci sarebbe anche sulla depenalizzazione delle false fatture sotto i mille euro. Ieri intanto sono iniziate le votazioni sulla legge di Stabilità. È stato approvato l’emendamento del governo che allarga il reverse charge anche ai supermercati. L’esecutivo ha presentato anche proposte di modifica per semplificare la vendita degli immobili della Difesa, mentre starebbe valutando la possibilità di rendere fiscalmente esenti fino a 6 euro i buoni pasto.

Il Messaggero