Imprenditore rapito e seviziato a Roma: tra gli arrestati l’ex moglie di De Rossi

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Da un “semplice” prestito all’orlo dell’abisso. Un piccolo imprenditore dell’Eur, inghiottito dal vortice dell’usura, è stato torturato, picchiato, rapinato e tenuto per ore in un appartamento del Torrino durante una “spedizione punitiva” organizzata per fargli tirare fuori i soldi fino all’ultimo centesimo. I carabinieri, dopo oltre un anno di indagini – l’uomo era talmente terrorizzato che non voleva dire nulla – hanno arrestato ieri otto persone per una storia in cui si mescolano la ferocia, la violenza e una certa Roma che vive prospera sui soldi a strozzo. Tra gli accusati c’è anche Tamara Pisnoli, 34 anni – una fama da bella e “dannata” – ex moglie del calciatore Daniele De Rossi (i due sono separati dal 2009), qualche guaio con la Giustizia e un padre ammazzato al Trullo per i rapporti ad alto rischio con la malavita.
L’ANTEFATTO
Gli arresti eseguiti ieri dai carabinieri del Nucleo Investigativo riportano al 17 luglio del 2013. L’imprenditore, titolare di una società di impianti fotovoltaici, aveva ottenuto due anni prima un prestito di circa 100 mila euro tramite un “amico” per finanziare un progetto. A rate, secondo le indagini, ne aveva restituiti oltre 300 mila. Ma il debito, per gli usurai, non era saldato. Quel giorno fu fissato un incontro al centro commerciale “Sic”, davanti all’ex Velodromo, per «chiarire la cosa». All’appuntamento, di sera tardi, c’erano due uomini che lo ficcarono dentro una macchina. Viaggio brevissimo: destinazione via Copenaghen 39, lì vicino, spintoni nell’ascensore, i primi cazzotti, l’ingresso in un appartamento – la casa della Pisnoli – e l’inizio di una notte di sevizie.
NOTTE DA FILM
Gli strozzini, decisi ad avere «altri duecentomila euro», lo presero a pugni, a calci e gli tagliuzzarono il cuoio capelluto per fargli capire quanto stessero facendo sul serio. La ex moglie di De Rossi, secondo l’ordinanza di arresto emessa da Giuseppina Guglielmi, il Giudice per le indagini preliminari, ebbe un ruolo di primo piano nella serata lanciando all’uomo minacce di morte – «Sai quanto ce metto io a fa’ ammazza ’na persona? Niente!» – e vantando amicizie con il clan dei Casamonica. La donna, stando alla ricostruzione dei carabinieri, voleva a sua volta la restituzione di 80 mila euro versati tempo prima all’imprenditore per la licenza su un impianto fotovoltaico. Fu una notte che si può solo immaginare, una notte da film. Il piccolo impresario, scaricato al Trullo dopo le sevizie, ne uscì con il naso rotto, la faccia gonfia, gli occhi neri, ferite alla testa, sangue ovunque e contusioni in tutto il corpo. La mattina successiva non potè fare a meno di presentarsi al pronto soccorso del Sant’Eugenio – trenta giorni di prognosi – ma non volle dire una virgola su chi lo aveva massacrato.
I MANDANTI
Ma i carabinieri, ovviamente, non potevano farsi fermare dalla reticenza. Il traffico telefonico, i documenti dell’impresa, le testimonianze e le intercettazioni hanno detto agli investigatori quello che la vittima non voleva dire. Tamara Pisnoli nega tutto («Non c’entra nulla», dice l’avvocato) ma secondo il Gip il suo è stato un ruolo di primo piano. Gli altri mandanti del pestaggio, secondo l’ordinanza, sono gli autori del prestito: i fratelli Sergio e Andrea Gioacchini, 37 e 28 anni. Poi vengono i complici che a vario titolo presero parte alla “faccenda”: Francesco Camilletti, 46 anni, Manuel Severa, 33, Francesco Milano, 34, Simone Di Matteo, Fabio Gioacchini, Fabio, cinquantenne, e Fabio Pacassoni. Gli otto sono accusati di usura, estorsione, rapina e lesioni gravissime. Il magistrato non ha contestato a nessuno il reato di sequestro di persona. I sette uomini sono a Regina Coeli, la Pisnoli ai domiciliari a casa. Un po’ “segnata”, dicono, perché certe cose sulla faccia restano.

Il Messaggero