Immigrazione, scontro sul mandato dell’Onu Vertice sindaci-Viminale

Renzi Ban Ki-moon

Il primo incontro tecnico tra gli esperti del Dipartimento immigrazione e i responsabili di Frontex, dopo il vertice di giovedì, è previsto per oggi. Intanto dall’Onu arriva una bocciatura al progetto europeo. Il segretario generale Ban Ki-moon, questo pomeriggio con il premier Matteo Renzi e l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini a bordo della nave San Giusto della Marina Militare impegnata nel Canale di Sicilia, si dice contrario all’ipotesi di bombardare i barconi. Ma intanto la polemica infuria a casa nostra: l’accordo per la redistribuzione dei migranti sul territorio non si trova. Il gabinetto di regia, che dovrebbe coordinare sindaci e regioni per l’accoglienza, non decolla ed è indispensabile l’intervento del governo per alzare il livello del confronto. Così il presidente dell’Anci Piero Fassino ha ottenuto un nuovo incontro al Viminale per il 7 maggio con il ministro Angelino Alfano.
L’ONUDal vertice, Roma ha ottenuto un mandato esplorativo alla Mogherini per una missione europea che serva a identificare e distruggere i barconi. È uno dei punti più delicati sul quale è necessario il coinvolgimento dell’Onu. Sembrava scontato arrivasse il via libera e invece le parole di Ban Ki-moon «non esiste una soluzione militare alla tragedia umana che sta avvenendo nel Mediterraneo», stravolgono la prospettiva. La risoluzione avrebbe lo scopo di dare copertura a quello che viene definito non un intervento militare, ma «un’operazione di polizia internazionale» finalizzata alla distruzione dei barconi usati dai trafficanti di uomini. Domani Mogherini volerà a New York per cominciare a tessere la tela e ottenere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, dove non sarà facile convincere Russia e Cina a dire sì.
LA POLEMICAAl centro del vertice c’è l’ipotesi di utilizzare le caserme dismesse come hub di accoglienza per ospitare i profughi, ma anche il problema dei fondi necessari per consentire agli enti locali di far fronte all’emergenza. «Siamo pronti a fare la nostra parte – ribadisce Fassino – ma dobbiamo essere messi nelle condizione di riuscirci, il che significa prima di tutto avere spazi per la prima accoglienza, come le caserme che sono gli spazi più grandi e adeguati». La replica di Luca Zaia, governatore del Veneto e candidato alle prossime elezioni, arriva in fretta: «Chi, ad ogni aggravarsi della prevedibilissima e sottovalutata crisi dei migranti, torna a ipotizzare le caserme dismesse come soluzione, non ne ha mai vista una: sono discariche a cielo aperto dove prima di tutto verrebbe calpestata la dignità delle persone». In realtà neppure dal Dipartimento per l’immigrazione e diritti civili, che in nome dei principi di accoglienza e condivisione delle responsabilità, ha chiesto ai prefetti di trovare siti che ospitassero i profughi sul territorio, l’ipotesi viene ritenuta la soluzione ideale. Da parte del Viminale, che ha già progettato un’equa distribuzione, si vorrebbe evitare una forte concentrazione di migranti sul territorio che avrebbe certamente un impatto sociale pesante ed effetti negativi. Ma l’ultima parola, purché si aprano le porte, sarà degli enti locali. Del resto nella circolare del 13 aprile, rimasta lettera morta, Mario Morcone, responsabile del Dipartimento, sollecitava i prefetti a trovare un accordo con le amministrazioni. Ma la Lega non intende cedere. La seconda circolare, già predisposta dal Viminale, non è ancora partita, l’attenuarsi degli sbarchi non ha reso indispensabile la richiesta di posti e un nuovo scontro con Comuni e regioni.
I SITI ISTITUZIONALISono oltre un centinaio le caserme dismesse dal ministero della Difesa. Da aprile dell’anno scorso è stata avviata una triangolazione con l’Agenzia del demanio e gli enti locali per la cessione delle strutture. A luglio, sette caserme a Roma, cinque a Milano e quattro a Torino sono passate ai comuni. Del resto, nei giorni scorsi, dalla Difesa era arrivata una piccata replica al presidente della conferenza delle regioni Sergio Chiamparino, che lamentava la mancata collaborazione. «Già dal 2010 è stata avviata una collaborazione con il ministero dell’Interno per individuare soluzioni al problema. Nel luglio 2014 – si legge – è stato redatto un elenco su scala nazionale di siti della Difesa non più necessari ai compiti istituzionali, di cui tre sono transitati a novembre al ministero dell’Interno». E in riferimento al Piemonte: il protocollo firmato nel 2014 con il Comune di Torino per la razionalizzazione degli immobili della Difesa include quattro caserme.

Il Messaggero