Ilva, salta la cordata: tocca allo Stato

ILVA

Salta definitivamente il salvataggio dell’Ilva da parte dei privati (la cordata Mittal-Marcegaglia), ritorna prepotentemente la soluzione pubblica. «Non possiamo abbandonare i lavoratori o veder svendere Ilva al primo privato che vuole approfittarne», ha detto ieri mattina Matteo Renzi. Poi, in giornata, nel corso di una serie di riunioni, tra le quali l’ultima in serata a Palazzo Chigi alla presenza del premier, sarebbe stata delineata la strada che verrà formalizzata nel decreto legge che il governo approverà mercoledì 24. Il decreto-Taranto, come lo ha battezzato Renzi, per quanto riguarda il gruppo siderurgico si impernia su tre punti: nuova legge Marzano per disciplinare l’amministrazione straordinaria e quindi consentire allo Stato di tenere in piedi la società; regolamentare l’intervento dell’Aia rendendolo compatibile con gli standard europei; tamponare l’emergenza finanziaria visto che, come ha rivelato nel pomeriggio Piero Gnudi, dopo aver pagato gli stipendi di dicembre non ci sarà più un euro in cassa. E per fronteggiare l’emergenza, il governo dovrebbe far scendere in campo la Cdp: la Cassa dovrebbe concedere un finanziamento-ponte di almeno 1 miliardo, con la garanzia dello Stato. La manovra dovrà comunque essere messa a punto compiutamente tenendo a bada alcune variabili. Naturalmente l’intervento pubblico scatenerà la reazione dei soci Riva e Amenduni.
Il gruppo Amenduni (10%) che mai si è occupato della gestione, proprio per questo motivo è pronto a impugnare l’eventuale decreto di nazionalizzazione davanti alla Corte Costituzionale per esproprio in modo da tutelare l’investimento. Poi ci sono le banche (Intesa, Unicredit, Banco Popolare), creditrici per 1,3 miliardi, che hanno concesso 250 milioni di prestito-ponte in prededuzione (priorità nel rimborso), sul presupposto di un’offerta del gruppo Mittal. Un’offerta impegnativa non è mai arrivata e adesso i privati sono spariti dall’orizzonte: il che mette in agitazione i creditori, preoccupati per la salvaguardia dei finanziamenti.
I CONTATTI CON FINTECNA
Sull’Ilva «ora abbiamo bisogno di un accompagnamento con un veicolo pubblico per un periodo sufficientemente lungo a rimettere l’azienda sul mercato perché il sito è efficiente dal punto di vista industriale», ha detto ieri sera, al termine del vertice di Palazzo Chigi, Federica Guidi alla quale due giorni fa Giorgio Napolitano ha riconosciuto il merito di aver risolto efficacemente 40 crisi aziendali. Il veicolo potrebbe essere Fsi o Fintecna che, lunedì 15, è stata contattata dall’avvocato Giuseppe Lombardi per conto di Gnudi. «Questo periodo deve essere di una durata congrua, in futuro invece credo sia ancora valutabile l’ipotesi di un investitore industriale», ha concluso il ministro dello Sviluppo. Il summit di ieri sera, presenti oltre Renzi e Guidi anche Graziano Delrio, i consulenti Andrea Guerra, Marco Simoni e Gnudi, è servito per proseguire gli approfondimenti sul decreto di salvataggio. Prima di pranzo, la riunione era stata preparata al ministero da Guidi, Gnudi e Guerra che si sono soffermati sulla legge Marzano. Il dispositivo dovrebbe prevedere un commissario con poteri per avviare la procedura straordinaria senza la necessità dello stato di insolvenza come oggi (potrebbe comunque scattare a fine anno visto il braccio di ferro con l’Eni che ha interrotto la fornitura di gas per default), avere mano libera sugli investimenti ambientali, gestire l’azienda ed eventualmente avere voce in capitolo nella fase 2, la vendita. «Nessuno comprerà mai un’azienda sotto sequestro, oggi l’Ilva ha il 75% degli impianti sequestrato», ha detto ancora Gnudi durante l’audizione in Parlamento. I privati sono indietreggiati per l’Aia «proponendo delle modifiche». «Non è che lascio – ha aggiunto – si esaurisce una fase che è quella della gestione del commissario, si apre una seconda fase nei modi e nelle forme che deciderà il governo». Gnudi ha annunciato che degli 1,2 miliardi sequestrati dal Tribunale di Milano ai Riva e destinati al risanamento ambientale «164 sono in Italia mentre gli altri sono in Svizzera». Entro domani nuovo vertice Renzi-Guidi.

Il Messaggero