Ilva, Italia sotto processo a Strasburgo

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“E’ stato stabilito un principio: i tarantini sono cittadini europei e non possono continuare a morire”. Così all’AdnKronos Lina Ambrogi Melle, consigliera comunale dei Verdi a Taranto, promotrice del ricorso collettivo di 130 cittadini che ha portato la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ad aprire un ”processo” con contraddittorio allo Stato italiano, in accoglimento di un’istanza che ritiene lesi i diritti alla vita ed alla salute.

”Non ho avuto modo di parlare con il legale a Strasburgo, ero comunque informata che una decisione sarebbe stata presa in tempi brevi – sottolinea Ambrogi Melle – perché, dopo la presentazione avvenuta il 21 ottobre, a febbraio la Corte aveva assegnato al caso una trattazione prioritaria”.

I ricorrenti denunciavano lo Stato italiano per la violazione degli obblighi di protezione della vita e della salute, in base all’articolo 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché non era stato predisposto un quadro normativo ed amministrativo ”idoneo a prevenire e ridurre gli effetti gravemente pregiudizievoli sulla vita e sulla salute dei residenti derivanti dal grave e persistente inquinamento prodotto dal complesso dell’Ilva”.

Le leggi salva-Ilva che via via si sono avvicendate, inoltre, sono state il motivo per denunciare anche la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare, sancito dall’articolo 8, con la contestazione di aver tenuto ”l’impianto in funzione sotto la propria gestione a dispetto della normativa europea e delle decisioni della magistratura”.

”Lo Stato ha continuato a far funzionare gli impianti dell’Ilva nonostante l’ordinanza del gip Todisco del 2012 che stabiliva il sequestro senza facoltà d’uso. L’Ilva ha continuato ad inquinare come prima e più di prima perché nel frattempo gli impianti sono diventati più vecchi. Invece non è stato tutelato il diritto alla salute di chi continua ad ammalarsi e ad affrontare viaggi della speranza senza alcun supporto”, aggiunge Lina Ambrogi Melle.

”Sul territorio – sottolinea – ci sono strutture insufficienti perché, purtroppo, il numero di malati è molto elevato. Ci hanno promesso un ospedale nuovo fra dieci anni ma l’emergenza è adesso. Per questo abbiamo presentato il ricorso che, a prescindere dal numero iniziale di 130 cittadini, riguarda tutti i tarantini. Nel 2013 altre cinquanta persone hanno presentato un’istanza analoga. Io stessa ho presentato tale ricorso come cittadina e presidente dell’associazione ”Donne e futuro per Taranto libera”, anche perché non ero ancora in carica come consigliera comunale. Tanti altri – conclude – mi hanno contattato per sottoscrivere il ricorso dopo il primo vaglio positivo della Corte europea per la trattazione prioritaria. Riguarda tutti i tarantini perché sono cittadini europei e non devono continuare ad essere ammazzati”.

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