«Il virus rallenta, sbarchi sotto controllo venti milioni per frontiere e ospedali»

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Domenica pomeriggio il medico di Emergency ha cominciato a sentirsi male. Sintomi simili a quelli di una normale influenza. Si è misurato la temperatura, aveva 38 e mezzo. Il primo test: positivo. Poi il secondo: positivo.
«Si è fatto l’autodiagnosi. Ha immediatamente capito che doveva verificare la causa del malessere. Quindi si è messo in isolamento. Poche ore dopo, la richiesta per farlo tornare in Italia». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ricostruisce la vicenda dal momento in cui, dall’ospedale in Sierra Leone, è scattato l’allarme anche per la Farnesina.
Lei ha subito rassicurato sulle condizioni di salute del paziente. Ha detto che sta bene, che ha mangiato con regolarità, che non ha sintomi. Come è possibile se i test sono risultati positivi?
«Il medico ha detto di aver avuto nausea e di sentirsi la febbre. La sua professionalità ha fatto sì che anche i primissimi segni della febbre emorragica fossero colti. Siamo nella prima fase della malattia, è stata subito affrontata. Ecco perché ho detto che è in buone condizioni».
Ha parlato con il medico?
«No, sono stata in contatto con l’associazione. Mi hanno detto che la febbre si è abbassata, non ha dato di stomaco, si idrata da solo e cammina senza problemi. In queste condizioni sarà più facile affrontare il virus. Sicuramente favoriscono il recupero».
Ma le precauzioni vengono prese tutte ugualmente, come fosse un malato nello stato avanzato.
«Certo. Dal momento in cui viene imbarcato sull’aereo dell’Aeronautica partito da Pratica di Mare con quindici sanitari a bordo fino al momento in cui, in ospedale, verrà considerato non infettivo e fuori pericolo».
Questo caso la preoccupa?
«No, la situazione è sotto controllo. Il paziente non avrà contatti né con i medici, né con gli infermieri. Tanto meno con la popolazione. Non c’è pericolo. L’ospedale Spllanzani è un centro di eccellenza a livello europeo».
Questo caso di infezione di un italiano in Africa arriva nel momento in cui sembrava che la diffusione del virus fosse meno minacciosa, il numero dei casi si era abbassato. Ve lo aspettavate?
«I grandi numeri sono certamente confortanti ma poi ci sono le piccole realtà. La situazione desta ancora preoccupazione anche se il clima è meno caldo e l’epidemia è più controllabile».
Come pensa sia stato possibile un contagio?
«È accaduto a vari altri medici. Purtroppo sappiamo che un incidente di percorso si può rischiare anche se vengono seguite tutte le precauzioni. Certo è che, rispetto a qualche mese fa, il controllo è maggiore sul territorio. Sia in ospedale che fuori».
Fuori degli ospedali? Dove?
«Le associazioni portano da mangiare anche a chi è in isolamento oltre che curare chi è già entrato in contatto con il virus».
Ministro, lei sa che questo primo caso potrebbe riaprire la questione Ebola-immigrati?
«Continuo a ripetere che non c’è da preoccuparsi e, nel prossimo futuro, avremo ancora più strumenti di verifica nei punti degli sbarchi».
Si riferisce a un nuovo protocollo di visite, test e controlli per chi arriva nel nostro Paese da zone a rischio?
«Domani (oggi ndr) verrà firmato un patto tra i ministri della Salute, dell’Interno e della Difesa proprio per rinforzare il programma sanitario. Si chiude Mare Nostrum e si avvia Triton, il programma di controllo Ue alle frontiere, particolare attenzione è data all’aspetto sanitario».
Ma ci sono i fondi per un’impresa di questo tipo?
«La legge di stabilità ha dato il via libera a 5 milioni di euro per rafforzare la vigilanza degli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera. Che vuol dire aeroporti e porti. A questi vanno aggiunti altri 15 milioni per finire i lavori allo Spallanzani, nella palazzina dedicata a malattie come Ebola».
Ma anche i punti degli sbarchi, vero?
«Certamente. Dobbiamo pensare ad una generale revisione, non c’è solo Ebola. Ma anche l’Afta o la polio. Pensiamo a virus trasportati dall’uomo ma anche a quelli trasportati da merci e animali».
Ci sono medici a sufficienza per un simile lavoro?
«Bandiremo un concorso per 60 posti destinati a medici specializzati in Igiene pubblica».

Il Messaggero