Il Viminale: decreto per le città sicure Nuovo scontro Marino-questore

Viminale

Il ministro Alfano lo ha detto chiaramente: «Roma è una priorità nazionale» e la sicurezza «è la priorità delle priorità nel mio piano di legislatura da qui al 2018». Nel vertice di ieri al Viminale con il sindaco Marino, convocato dopo le devastazioni dei tifosi del Feyenoord nel cuore della Capitale, il ministro dell’Interno ha detto che il governo pensa a un decreto legge che riguardi specificamente il «contrasto al degrado urbano e il diritto alla vita sicura nelle città italiane».
A Marino è stato confermato l’invio nella Capitale, anticipato dal Messaggero, di 500 militari, che si aggiungeranno ai quasi 800 già presenti a Roma, arrivando quindi a un totale di 1.300 soldati. «Non si tratta di militarizzare la città – ha spiegato il sindaco – ma di liberare da compiti di sorveglianza gli agenti delle forze dell’ordine, che potranno concentrarsi sui controlli in periferia». Nel summit di ieri mattina, Alfano ha deciso anche di convocare, entro le prossime 72 ore, un comitato straordinario per l’ordine pubblico a cui eccezionalmente parteciperà direttamente, insieme al sindaco. «In questa occasione – spiega Marino – stileremo una lista delle priorità per Roma, per migliorare la sicurezza e la qualità di vita dei cittadini». Il Comitato avrà il compito di definire un piano operativo «articolato – spiegano dal Viminale – in tutti i settori che preoccupano in questo momento», a partire dall’allerta terrorismo. E per contrastare il tifo violento il Viminale valuta anche di chiedere all’Ue di introdurre un Daspo europeo contro la violenza nel calcio. Secondo il primo cittadino di Roma, il piano del ministero dell’Interno è sulla linea giusta. «Questo è proprio il tipo di azione che sto chiedendo da un anno e mezzo – ha detto Marino – Capisco che con la crisi economica non posso pretendere gli 800 milioni di euro che sono stati stanziati nel decennio scorso a Londra per la sicurezza o i 500 milioni stanziati a gennaio in Francia, ma certamente risorse umane e materiali in più sono necessarie perché questa è una Capitale europea con la stessa dignità delle altre».
LA POLEMICA
Continua intanto lo scontro a distanza tra Marino e il questore di Roma, Nicolò D’Angelo: «Non posso ritenermi soddisfatto da certe affermazioni – ha detto ieri il sindaco uscendo dal Viminale – Non può essere considerato un successo il fatto che non ci siano stati dei morti». Una replica diretta alle dichiarazioni fatte da D’Angelo all’indomani dei disordini causati dai tifosi olandesi. «Se avessimo usato la mano pesante a piazza di Spagna – si era difeso il capo della Questura – avremmo potuto innescare una strage».
Il sindaco però non ha gradito e davanti al ministro dell’Interno ha ribadito il concetto. Pur «senza chiedere le dimissioni di nessuno», ha messo nel mirino anche il prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro, che invece aveva dato la colpa ai vigili urbani (e quindi al Comune) per non avere controllato il rispetto dell’ordinanza anti-alcol, lasciando in questo modo che gli ultrà di Rotterdam si ubriacassero a poche ore dal match contro la Roma. In Questura ieri è calato il gelo. «Siamo allibiti, ma non facciamo botta e risposta con il sindaco». Mentre il Capo della Polizia, Alessandro Pansa, ha commentato la situazione romana dicendosi «orgoglioso dell’opera svolta da tutti i poliziotti», soprattutto «di quelli che hanno lavorato a Roma durante gli episodi di violenza di cui si sono resi protagonisti i tifosi olandesi». Una difesa, non d’ufficio, agli agenti e al questore.
LA TELEFONATA
Il premier Matteo Renzi intanto ieri pomeriggio ha ricevuto una telefonata dal premier olandese Mark Rutte che, a quanto si apprende da fonti di governo, avrebbe espresso «sentimenti di vicinanza e disponibilità» per quanto accaduto a Roma mercoledì scorso. Significa che l’Olanda pagherà i danni fatti dagli hooligan biancorossi? Sembra di no. Anche ieri infatti Marino ribadiva: «Il rappresentante del governo olandese mi ha detto che non è disposto a pagare i danni». Bisognerà accontentarsi della solidarietà.

Il Messaggero