Il trionfo di Erdogan e in Turchia parte la caccia ai «traditori»

Erdogan

ISTANBUL «Andremo avanti a piccoli passi. Staremo più a contatto con la gente e racconteremo loro le verità. Pero lui non può minacciare ogni cittadino fino a quando esiste il Chp. Lui ha chiaramente cominciato a minacciare la democrazia.Vuole iniziare una caccia alle streghe? E che ne sarà della legge?». È la volta di Kemal Kilicdaroglu, leader del Chp, Cumurryet Halk Partisi, il maggiore partito d’opposizione che risponde alle minacciose parole del premier vittorioso: «I traditori pagheranno», pronunciate nel discorso di ringraziamento la notte delle elezioni. Con le mani sventolanti che mostrano quattro dita, il gesto di solidarietà nei confronti della fratellanza musulmana in Egitto dopo il colpo di Stato militare, Erdogan aveva simbolicamente cosi salutato il suo popolo alla notizia della vittoria, tra slogan, musiche e canti.
I DATI
Ma i «traditori» che pagheranno a cui si riferiva nel suo discorso sono coloro che «hanno minacciato la sicurezza nazionale», ha spiegato, ovvero chi ha illegalmente registrato quella riunione militare al Ministero degli Esteri sulla questione della Siria e la ha poi diffusa in rete. In una conferenza stampa ieri ad Ankara, all’indomani del deludente risultato elettorale(28,61%),il leader del partito d’opposizione ammette comunque «di non aver preso i voti che ci aspettavamo», anche se per il Chp è da registrare un incremento del 3%, rispetto alle ultime elezioni del 2011, con quasi il 29% dei voti nel 2014. Certo poca cosa rispetto al 44,2% di Akp, che pure ha perso cinque punti rispetto al 2011.
Lo scrutinio inoltre si è protratto per tutta la giornata di ieri: l’interruzione della luce elettrica, in alcuni quartieri di Istanbul e in particolare a Eskisehir, una provincia dell’area centrale di 440 mila abitanti, ha bloccato per molte ore il regolare flusso di dati. Il partito Giustizia e sviluppo del premier Erdogan conquista 49 province, tra cui Ankara ed Istanbul. Va detto che se a Istanbul il successo dell’Akp non è in discussione (ben sette punti di distanza) ad Ankara l’elezione si è decisa per pochi voti di differenza (il sindaco uscente Gokcek si è confermato con il 44, 66% contro il 43,83% dello sfidante Yavas) tanto che il Chp ha annunciato che impugnerà il risultato. Successo del partito di Erdogan anche in 560 distretti. Sono 13 invece le citta vinte dal Chp, che mantiene Smirne e tutta la parte sudest verso l’Egeo, oltre a Sinop nel Mar nero e Giresun nel nord est. Dieci città, tra cui Dyarbakir e Van, sono andate al Bdp, il partito dei curdi e otto ai neo nazionalisti tra cui Adana e Mersin nell’Anatolia meridionale. Un’ opposizione divisa, comunque che non ha saputo raccogliere l’eredita delle proteste giovanili di questa estate al Parco Gezi e che si è dispersa in tanti piccoli partiti. Solo ad Istanbul i candidati sindaci erano 20 e 18 ad Ankara, con un sistema elettorale che peraltro non prevede ballottaggio. Continuano ancora le accuse reciproche di brogli. Sui social media sono stati denunciati oltre 500 episodi di irregolarità ma il Chp ieri mattina ha presentato denuncia alla procura di Ankara per la scomparsa di circa 20 mila schede elettorali che mancherebbero all’appello in una decina di distretti.
IN GUERRA CON IL WEB
Continua inoltre la battaglia legale tra il governo Erdogan e i colossi americani dell’industria digitale come il social media Twitter e You Tube ma anche e il motore di ricerca Google. Husey Celik, portavoce dell’Akp, ha dichiarato che l’accesso a Youtube e Twitter sarà consentito solo quando le due aziende concorderanno un canale di contatto immediato con l’autorità di telecomunicazioni turca. Google dal suo canto fa sapere che vi sono diversi malfunzionamento del motore di ricerca per gli utenti da server turchi che vengono reindirizzati ad altri siti. Insomma la vicenda rischia di complicarsi e continua a suscitare sconcerto internazionale.

Il Messaggero