Il tour de force di Renzi tra Draghi e Napolitano

MATTEO RENZI

Non si ricorda, a memoria di cronista, un presidente del Consiglio così frenetico alla vigilia di Ferragosto. È sempre stata usanza che a presidiare i Palazzi rimanesse il ministro dell’Interno, giusto lui. Invece sulla Capitale deserta stavolta vigila Renzi. Il quale viene inseguito dalle telecamere non solo a Roma, mentre accompagna alla scaletta dell’aereo Papa Francesco in partenza per la Corea, ma pure a Milano (dove ha ispezionato ieri mattina ai cantieri dell’Expo 2015), a Napoli, a Reggio Calabria, a Gela, a Termini Imerese (tutte tappe della trasferta che lo porterà oggi in tre regioni del Sud), insomma un premier praticamente ubiquo. In questo suo attivismo fuori stagione c’è senza dubbio l’ansia di mostrare ai concittadini che il governo non sta lì a girarsi i pollici. Il momento economico è «drammatico», come ammette lo stesso premier: vietato concedersi pause, le strategie di ripresa per l’autunno vanno decise adesso. Prova ne sia che verso sera Renzi ha varcato i cancelli della tenuta presidenziale a Castelporziano, dove Napolitano l’ha ospitato a cena.

Le web-cam e le dirette in streaming non appartengono ancora alle usanze quirinalizie, né forse vi approderanno mai per ragioni abbastanza note di riserbo istituzionale. Dunque si può solo intuire l’oggetto della conversazione: il Capo dello Stato ha voluto sondare le intenzioni del governo, capire come Renzi sta progettando di muoversi tanto sulle riforme, che dal primo settembre ricominciano il loro cammino parlamentare, quanto sulle misure economiche in vista della legge di stabilità. È possibile che Napolitano abbia consigliato al premier, magari sotto forma di semplice auspicio, una linea di accorta prudenza nei confronti delle istituzioni europee, dove l’atteggiamento sbarazzino e disinvolto del premier non suscita sempre entusiasmo. Giusto ieri mattina Renzi s’è concesso una gag da cui traspare il suo giudizio sulle burocrazie europee in genere: «Bruxelles chi?», ha sorriso sornione.

Qualcuno sostiene che nei giorni scorsi sia stato proprio Napolitano a caldeggiare un faccia a faccia con Draghi, per dissipare eventuali incomprensioni tra il premier e il presidente della Bce. Chi si appassiona delle schermaglie polemiche ricorderà senz’altro le affermazioni di Draghi sulla «cessione di sovranità» all’Europa, e le battute di Renzi sull’Italia che non si farà commissariare… L’incontro chiarificatore c’è stato, e pare sia andato proprio secondo i desideri presidenziali. Forse mai nessuno l’avrebbe saputo se il «Corriere dell’Umbria» non avesse scoperto che l’elicottero di Renzi è atterrato martedì mattina in un campo sportivo dalle parti di Città della Pieve, proprio dove ha casa in campagna il numero uno della banca centrale europea. Interpellato, Renzi ieri ha ammesso che sì, lui e Draghi in effetti si sono visti, «come avviene spesso». Però non c’era nulla da sistemare tra loro poiché «era tutto già a posto da prima», semplicemente i giornali avevano male interpretato i concetti espressi dall’uno e dall’altro. Falso, garantisce il premier, che a Francoforte l’Italia sia un osservato speciale, dal colloquio non ha tratto questa impressione.

Semmai un grave problema si pone a proposito dei fondi strutturali europei, che l’Italia rischia di perdere per la solita inerzia amministrativa. «Ma ve ne accorgete soltanto adesso?», quasi s’inquieta Renzi, «io ci ho fatto sopra due primarie… I fondi Ue d’ora in avanti andranno spesi meglio». Nuova bocciatura della proposta Alfano sull’articolo 18, meglio «riscrivere tutti insieme lo Statuto dei lavoratori». Annuncio al «Financial Times»: «Porte aperte agli investitori stranieri». Constatazione spiritosa che «da quando c’è questo governo in Italia piove sempre». E promessa in chiave solenne: «Non lasceremo il futuro ai gufi o a chi spera nel fallimento del Paese».

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