Il Super Tuesday è di Clinton e Trump. Ma Cruz tiene e Sanders può sorridere

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Clinton e Trump sono i vincitori del Super-Tuesday: l’ex segretaro di Stato e il miliardario hanno conquistato 6 Stati ciascuno, mentre in altri il conteggio è ancora in corso. Ma per la candidata democratica – che ha fatto un ampio discorso di vittoria, parlando da candidata già proiettata verso il voto di novembre – ci sono anche segnali meno positivi: Sanders ha vinto in Oklahoma e in Colorado, Stati in cui la Clinton era data per favorita.

La sfida tra Hillary Clinton e Donald Trump per la Casa Bianca a novembre comunque è sempre più probabile. Trump continua la sua corsa impetuosa verso la nomination vincendo le primarie repubblicane in diversi Stati, dal Nordest al Sud. Le proiezioni gli assegnano la vittoria in Alabama, Arkansas, Virginia, Georgia, Tennesee e Massachussetts.

E se la vittoria di Cruz in Texas era attesa (è il suo Stato), la conquista dell’Oklahoma da parte del senatore texano non era prevista. Marco Rubio vince invece in Minnesota, la sua prima vittoria elettorale in queste primarie.

Hillary Clinton conferma la sua schiacciante superiorità negli Stati del Sud, vince o stravince con vantaggi a due cifre in Alabama, Arkansas, Georgia, Massachusetts, Tennessee, Texas e Virginia. Non si vince una nomination democratica senza gli sfro-americani, e il loro verdetto favorisce in modo nettissimo la Clinton. Bernie Sanders porta a casa il suo Vermont (del quale è senatore), l’Oklahoma, il Colorado e il Minnesota. Gli exit poll lo davano in testa anche in Massachusetts, Stato del Nord-Est liberal e molto bianco che fu storicamente la roccaforte dei Kennedy: ma lo spoglio dice che qui la Clinton è in testa.

Il Trump-ciclone resta il fenomeno più sconvolgente di questa stagione politica. L’ascesa del tycoon newyorchese non è stata fermata, finora, dalla raffica di accuse dei suoi avversari. Non lo hanno danneggiato in modo significativo né le sue ambiguità sull’endorsement di un leader razzista del Ku Klux Klan; né le accuse di aver impiegato illegalmente immigrati clandestini o truffato gli iscritti alla Trump University; né gli attacchi sui guai nascosti nelle sue dichiarazioni fiscali.

Trump è l’avversario “ideale” per Hillary? Lei lo batterebbe con ampio margine: 52% per l’ex segretario di Stato contro il 44% per il magnate immobiliare newyorchese secondo l’ultimo sondaggio della Cnn. La vittoria sarebbe molto più incerta, invece, se in finale arrivassero altri candidati repubblicani, Ted Cruz o Marco Rubio. Ma Trump gode di un vantaggio evidente, finché i voti “contro” di lui continuano a sparpagliarsi su così tanti candidati: Rubio, Cruz, più John Kasich e Ben Carson.

L’artimetica delle primarie è implacabile, gli altri si spartiscono le briciole mentre lui continua ad accumulare delegati per la convention di luglio. E’ l’incubo dell’establishment repubblicano che si avvera? All’interno del partito repubblicano la prospettiva di una nomination per Trump provoca una vera crisi, politica e di coscienza. Aumenta la schiera dei repubblicani che invocano una terza candidatura – come Michael Bloomberg – o dichiarano a priori che non voteranno Trump se sarà lui il candidato consacrato dalla convention di luglio.

L’idea però che Trump sia destinato a perdere contro la Clinton, viene contraddetta da un retroscena del New York Times che attinge a fonti del partito democratico. Bill Clinton sarebbe spaventato all’idea che la moglie debba lanciarsi in duelli contro un uomo che padroneggia come pochi l’insulto. Secondo l’ex consigliere strategico di George W. Bush, Matthew Dowd, Hillary ha una’organizzazione che assomiglia a “una nave petroliera”, ma affrontare Trump è come “vedersela coi pirati somali”.

La Repubblica