Il sì della Crimea alla secessione: ritorno alla Russia Usa e Ue: illegittimo

Crimea unrest - front slide

ROMA E’ finita come doveva finire. Il risultato dell’urna recide la Crimea dal corpo ucraino e la trascina di peso all’ombra del Cremlino: i “sì” all’adesione alla Russia sono stati oltre il 95% e i vincitori hanno festeggiato tutta la notte. Molto alta l’affluenza ai seggi: oltre il 75% del milione e ottocentomila votanti il che, numeri alla mano, significa che a votare sono stati quasi esclusivamente gli abitanti di etnia russa che costituiscono oltre il 58% della popolazione. I tatari, 12% della popolazione, che avevano annunciato il boicottaggio del voto, e gli ucraini, circa il 25% della popolazione della penisola del Mar Nero da oggi dovranno fare i conti con la nuova realtà.
LA FESTA NOTTURNA

Nella notte delle bandiere russe, alle due minoranze etniche è giunta flebile la voce della comunità internazionale che questo referendum lo considera «illegale» e il suo risultato «senza alcun valore». Giunta ieri sera a Bruxelles per partecipare agli incontri preparatori del Consiglio Affari Esteri dell’Ue, la ministra degli Esteri Federica Mogherini ha affermato che «domani (oggi n.d.r.), nel corso del Consiglio Affari Esteri, decideremo come applicare le sanzioni nei confronti di cittadini ucraini e russi, già stabilite dal Consiglio europeo del 6 marzo, in caso di mancati segnali di distensione».
Segnali di distensione che Putin non si è mai sognato di prendere minimamente in considerazione. E così oltre all’Unione Europea da oggi dovrebbero prendere il via anche le sanzioni promesse dal presidente Obama che ieri ha nuovamente parlato con Putin dicendolgi si «essere pronto alle sanzioni», di «smetterla con le incursioni militari in territorio ucraino» e di «accettare «l’immediato dispiegamento di osservatori internazionali al fine di prevenire atti di violenza di qualunque gruppo». Cosa, quest’ultima, alla quale Putin sembra non volersi opporre perché timoroso degli ateggiamenti violenti verso la popolazione russofona da parte degli estremisti nazionalisti ucraini.
EFFICACIA DELLE SANZIONI

Che efficacia avranno queste sanzioni economiche e quanto peserà l’isolamento politico in cui Putin si è cacciato? Il solo spettro di misure punitive è bastato nei giorni scorsi ad affossare il rublo e a far bruciare miliardi di euro alla Borsa di Mosca, a spaventare banche statali russe, oligarchi e investitori stranieri. E da oggi la fuga di capitali potrebbe assumere proporzioni che potrebbero mettere in ginocchio la già stagnante e fragile economia russa.
LA VIA DIPLOMATICA

Ma, l’avvio delle sanzioni nei confronti della Russia non manda in soffitta la diplomazia. Già ieri la cancelliera Angela Merkel ha avuto un contatto telefonico con Vladimir Putin con il quale è in piedi una trattativa per dare luce verde a una missione «su vasta scala» degli osservatori Osce, che per più giorni sono stati bloccati alla frontiera settentrionale della Crimea. Osservatori che Kiev invoca, con la Crimea ormai perduta, soprattutto per frenare le spinte secessioniste che Mosca potrebbe alimentare nelle altre regioni orientali dell’Ucraina. Ed è su queste regioni che si va concentrando anche l’attenzione militare del governo ucraino. Secondo quanto riferito ieri all’agenzia ufficiale russa Itar-Tass «soldati e mezzi blindati ucraini si stanno muovendo verso i confini con la Russia». Secondo il ministro dell’Interno ucraino Arsen Avakov, nel giro di due settimane l’Ucraina dovrebbe già disporre di 15.000 uomini della Guardia nazionale, il gruppo di emergenza istituito pochi giorni fa. Ma il suo collega della Difesa, Igor Tenyuch, considera improbabile una escalation militare: «Credo che non ci sarà una guerra» ha detto. Le mosse ucraine sono seguite ovviamente con molta attenzione dal Cremlino e ieri Putin, secondo l’emittente Rossiya 24, ha presieduto una riunione del Consiglio di Sicurezza russo affrontando proprio il tema della «situazione in Ucraina e Crimea e delle relazioni con i partner in altri paesi».