Il Senato salva Azzollini. E il Pd esplode

Antonio Azzollini (c) in Senato durante il voto sulla richiesta di arresto nei suoi confronti, Roma, 29 Luglio 2015. L'Assemblea dei senatori dovrà pronunciarsi sulla proposta della Giunta per le Immunità di Palazzo Madama di dire sì agli arresti domiciliari per il senatore di Ncd accusato di vari reati, tra cui la bancarotta fraudolenta e l'associazione a delinquere, nell'ambito dell'inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

L’Aula di Palazzo Madama salva il senatore Ncd Antonio Azzollini respingendo a voto segreto l’autorizzazione a procedere agli arresti domiciliari arrivatadal gip di Trani per il suo presunto coinvolgimento nel crack della casa di cura Divina Provvidenza. Il voto ribaltail parerefavorevole espresso dalla Giunta per le autorizzazioni, creando l’ennesimo terremoto politico all’interno del Partito democratico.

La richiesta di arresti domiciliari viene infatti respinta da 189 senatori, contro 96 favorevoli e 17 astenuti. Decisivi a salvare Azzollini i parlamentari del Pd, cui il capogrupo Luigi Zanda concede libertà di coscienza, pur esprimento parere contrario sulla richiesta di scrutinio a votazione segreta avanzata da Ncd col sostetno dei dieci senatori verdiniani di Alleanza Liberalpopolare.

«Ritengo che il fumus persecutionis sia integrato abbondantemente», spiega in Aula Azzollini che non nasconde la propria soddisfazione: «Non avevo nessuna convinzione, ma fiducia nelle argomentazioni esposte». Azzollini ammette di aver dormito «poco» ma «sereno», la notte scorsa e sulla mail inviata da Zanda ai senatori Pd per indicare la libertà di coscienza, risponde: «Se il presidente Zanda l’ha scritta, ha scritto bene».

Zanda dal canto suo rileva: «Purtroppo in Parlamento il voto segreto è diventato un’arma politica, troppo spesso usata strumentalmente. Questo rende molto difficile interpretare correttamente il voto. Avrei preferito un voto palese e infatti il Pd non ha appoggiato la richiesta di voto segreto. I senatori del Pd hanno espresso il loro voto dopo aver valutato la decisione della Giunta, aver letto i documenti e ascoltato le relazioni in Aula, con giudizio di merito e senza alcun pregiudizio politico. Non mi stupisce che in un voto così delicato e complesso ci siano state opinioni diverse. In Aula c’è stata una discreta dose di trasversalità».

Ma nel Pd scoppia l’ennesimo caso. «Quando un partito è convinto delle sue idee su temi così importanti non lascia libertà di coscienza ma decide in base a solidi principi giuridici. Altrimenti, le scelte rispondono una volta alle esigenze elettorali altre volte a logiche politiche. E così non può funzionare. Ogni tanto qualcuno la faccia ce la deve pur mettere», attacca Danilo Leva.

«Francamente credo che ci dobbiamo anche un po’ scusare, perché credo che non abbiamo fatto una gran bella figura – prende le distanze il vicesegretario Dem Debora Serracchiani – In Aula si dovevano seguire le indicazioni della Giunta. Credo che a volte ci siano delle opportunità sulle quali una riflessione in più va sempre fatta. Io avrei votato secondo le indicazioni della Giunta senza impedire l’arresto di Azzollini». Dichiarazioni tardive per la sinistra del Pd. «Abbiamo letto la presa di posizione sul caso Azzollini da parte della segreteria nazionale del Pd. Ne siamo soddisfatti – dicono Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti e Carlo Pegorer – Risulta stucchevole, però, che questa presa di posizione si materializzi solo a posteriori, mentre sarebbe stata più opportuno e utile al Pd nel suo complesso, un chiaro intervento prima del voto». Così Gianni Cuperlo: «Ci siamo fatti del male, serve un chiarimento». Ma il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini smorza le polemiche interne: «Se alcuni senatori Dem hanno scelto di votare contro l’arresto, evidentemente è perché non hanno rilevato dalle carte ragioni sufficienti per dare il loro assenso. Ribadisco che, trattandosi di scelte che riguardano le persone, vanno soprattutto analizzate le carte».

Le opposizioni però attaccano. Per Vendola (Sel) «è nato il governo Renzi-Verdini-Azzollini». «Renzi e il Pd hanno calato le braghe per salvare le loro poltrone, che pena. Chi sbaglia paga, ma se serve alla sinistra non paga», tuona il segretario della Lega Salvini. Per il leader M5S Beppe Grillo invece «la legge non è uguale per tutti».

Il Tempo