Il Senato aspetta la sua riforma

Senato
ROMA L’Italicum, la riforma che cambia il sistema di elezione dei deputati, rischia di arrivare al Senato senza che qui sia ancora cominciato l’esame dei progetti di legge che dovrebbero abolire la Camera Alta o trasformarla in una sorta di Bundesrat in salsa italica. E questo «non marciare di pari passo» delle due riforme, come invece era stato assicurato da più parti, comincia a creare non poche perplessità soprattutto nelle opposizioni. Così facendo, si osserva ad esempio nel M5S, c’è il rischio che alla fine l’intero sistema «vada in blocco totale» perché si cambia il Porcellum per farlo valere solo per un ramo del Parlamento, ma l’altro continua a «vivere» come se nulla fosse.
La verità, si spiega nel Pd, è che a breve, forse già entro la settimana, potrebbe arrivare al Senato un disegno di legge che «intervenga» davvero su Palazzo Madama, ma che ancora non si sa bene neanche da chi verrà presentato: o dal presidente dei senatori Pd Luigi Zanda o da più capigruppo della maggioranza. Al momento nessuno se la sente di escludere anche un possibile contributo da parte del governo. I tecnici di Palazzo Chigi si dice che siano al lavoro su un possibile testo, ma è più probabile, si osserva, che alla fine Renzi opti perché questa modifica della Costituzione sia di iniziativa parlamentare. Sino ad ora, all’esame della commissione Affari Costituzionali del Senato presieduta da Anna Finocchiaro, sono arrivate ben poche proposte, meno di una decina, sull’argomento. Tutte le altre, annunciate o depositate, sono finalizzate ad ottenere per lo più la riduzione del numero dei parlamentari.