Il pressing di Renzi su Obama per dare un governo alla Libia

Obama-Renzi

Accoglienza ai massimi del protocollo per Matteo Renzi oggi alla Casa Bianca. Prima visita ufficiale del presidente del Consiglio italiano che è arrivato ieri sera a Washington incontrando nel pomeriggio gli studenti della Georgetown university. Prima visita, con tanto di ospitalità nella Blair House – riservata a leader importanti e ad amici – pranzo ufficiale e conferenza stampa nel giardino delle rose. Settimo incontro tra i due. Nell’ultimo anno, infatti, le occasioni per un faccia a faccia non sono mancate, ma oggi nello studio ovale i due presidenti affronteranno fondamentalmente due questioni principali: i rapporti con Mosca e la crisi libica perché, spiega Renzi ai giovani della Georgetown, «nel Mediterraneo rischiamo di perdere la dignità».
«Costringere la Libia alla pace», sarà la richiesta che Renzi farà ad Obama e che anticipa nel pomeriggio di ieri parlando nel salone dell’Università dei gesuiti affollata di giovani italiani che studiano qui. «A Obama diremo che continueremo il nostro impegno in Libia e che l’immigrazione clandestina non è solo questione di sicurezza ma anche umanitaria». Le posizioni di Washington e Roma sulla situazione libica coincidono. Il pericolo che rappresenta l’avanzata del califfato è avvertito da Obama e Renzi come attacco diretto alle democrazie occidentali. Ciò che ancora non coincide sono le modalità di intervento.
LE DIVERGENZE
Poche settimane fa l’Italia promise 5 mila uomini per aiutare i libici a sbarazzarsi dell’Isis, presupponendo una richiesta unitaria da parte delle autorità libiche di Tobruk e Tripoli. Malgrado gli sforzi del mediatore dell’Onu Bernardino Leon, le possibilità di un’intesa tra le diverse fazioni libiche sono poche e ciò permette all’Isis di avanzare. Renzi domani solleciterà un’intervento anche americano sotto l’ombrello delle Nazioni Unite, ma l’amministrazione Usa resiste, teme di finire in un nuovo pantano, e soprattutto chiede ai paesi europei, Italia compresa, di completare il lavoro iniziato con la destituzione di Gheddafi. In buona sostanza Washington chiede all’Europa un impegno maggiore. Condivide con l’Italia i rischi di una spartizione del territorio libico, così come guarda con preoccupazioni la sfida in corso tra le monarchie del golfo che appoggiano ora Tripoli ora Tobruk e che sembrano voler reagire in questo modo alla riammissione dell’Iran nel contesto internazionale.
IL DOSSIER RUSSO
Non meno complesso il dossier dei rapporti con la Russia di Putin. Obama apprezza Renzi e ritiene importante che l’Italia abbia ritrovato stabilità dopo i turbolenti mesi del 2011 e 2012. Così come l’amministrazione americana è consapevole della dipendenza energetica della nostra economia, ma poco condivide il sostegno che Roma continua a dare a Putin e che, a giudizio della Casa Bianca, è stato ribadito nel recente viaggio a Mosca del presidente del Consiglio.
L’Italia, spiegherà Renzi, ritiene di avere le carte a posto perché ha rispettato la politica delle sanzioni, ma al tempo stesso rivendica il diritto al dialogo con Mosca. Un confronto che Roma non intende appaltare a Parigi e Berlino.
I RAPPORTI CON PECHINO
A complicare il dossier Asia, anche il rapporto dell’Europa con Pechino e la recente decisione di Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna di entrare come paesi fondatori del’AIIB, l’Asian Infrastructure Investment Bank. La nascita di un polo finanziario ad Oriente, se non alternativo almeno complementare a Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, non può non impensierire gli Stati Uniti.

Il Messaggero