Il premier lancia segnali a Sel: dialogo e l’8 agosto si chiude

RENZI

Weekend sotto l’ombrellone, al riparo dai colpi di sole ma con il cellulare acceso. Obiettivo far fuori qualche migliaio di emendamenti senza i quali sarà possibile chiudere per ferie palazzo Madama dall’8 agosto avendo licenziato la riforma costituzionale. Matteo Renzi non molla. «Non faremo passi indietro», incalza il quasi omonimo Matteo Orfini il quale però subito dopo aggiunge che «continueremo a cercare il confronto con tutti». Tre giorni di tregua, prima di martedì, quando riprenderanno le votazioni in aula. Tre giorni che le diplomazie del Pd cercheranno di sfruttare cercando punti d’intesa con la sinistra di Vendola, Fratoianni e del capogruppo di Sel al Senato Loredana De Petris.
FUMO
Le differenze interne alle opposizioni sono per Renzi un’opportunità da sfruttare e le accuse lanciate ieri da Grillo – chee ha accusato Napolitano di golpismo dopo aver mandato i suoi in processione al Quirinale il giorno prima – offrono al Rottamatore un’occasione per lanciare segnali di fumo su alcuni temi oggetto dello scontro. Infatti se sulla elezione dei senatori con meccanismi di secondo livello non sembrano esserci margini di trattativa da parte di palazzo Chigi, qualcosa potrebbe muoversi sulla questione del numero delle firme necessarie per indire un referendum e sui margini di ”manipolabilità” del testo che sinora ha permesso a Radicali e referendari vari di capovolgere il senso iniziale del legislatore. A disposizione di una possibile trattativa potrebbe esserci anche la composizione del Parlamento in occasione della elezione del Capo dello Stato, con le camere che verrebbero ”allargate” a una settantina di europarlamentari. Così come potrebbe trovare spazio l’emendamento – proposto inizialmente del Ncd – che prevederebbe un referendum confermativo anche se la riforma dovesse passare con i due terzi. Non solo. Il tavolo della trattativa con Sel potrebbe infatti arricchirsi anche della legge elettorale. Argomento che il ministro Boschi ha voluto sinora tenere distinto dal tema delle riforme costituzionali, ma che sembra rappresentare una buona ”carota” utile per piegare le resistenze di coloro che temono sbarramenti troppo alti. Oltre alla ”carota” degli sbarramenti – cari a Sel – anche la possibilità di una piccola apertura sulle preferenze che il Pd potrebbe fare con il via libera del Cavaliere. Ovvero permettere il voto di preferenza dal secondo o terzo in lista. Italicum a parte, non c’è dubbio che un eventuale accordo sui primi tre argomenti indicati in precedenza, significano per palazzo Madama una mole di emendamenti in meno quantificate in un paio di giorni di lavoro. Più o meno il periodo necessario a palazzo Chigi per veder rispettata la scadenza dell’8 agosto. Su tutto ciò Renzi non intende intervenire direttamente lasciando al capogruppo Luigi Zanda e al vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, il compito di trattare. I segnali positivi ieri sera non mancavano. «Gridare al ”colpo di Stato”, come ha fatto Grillo, non solo è una stupida provocazione, ma consente a Renzi di rispondere ironicamente e di non affrontare i veri nodi che stiamo cercando di sollevare», sosteneva ieri sera il senatore di Sel De Cristofaro. «Noi non siamo nè frenatori nè siamo disposti a passare come quelli che vogliono difendere il proprio orticello. Tutt’altro», sosteneva in serata la capogruppo De Petris ricordando che «noi abbiamo tentato un dialogo con governo e maggioranza che si è trasformato in diktat e minacce e per questo siamo stati costretti a presentare i nostri emendamenti».
COPPIA
Ora che i diktat, su alcuni punti, sembrano venir meno si riprende un po’ la strada immaginata dalla coppia dei relatori Finocchiaro e Calderoli e si lavorerà nei tre giorni disponibili per trovare un’intesa. Senza che però venga snaturato l’obiettivo principale della riforma che è quello di rendere il nostro sistema politico simile a quello di tutti i principali paesi europei. Lunedì sera Renzi tirerà le fila delle trattative e deciderà il da farsi insieme al ministro Boschi. L’eventualità, non smentita da palazzo Chigi ma persistente, di un possibile intervento del premier a palazzo Madama è subordinata proprio alla riuscita della mediazione.

Il Messaggero