Il premier incassa il via libera: ora avanti tutta con i tagli

MATTEO RENZI

ROMA «Piacciano o no, le coperture ci sono». Matteo Renzi ieri mattina aveva pochi dubbi sulla firma del capo dello Stato al decreto-Irpef. D’altra parte il testo era arrivato al Quirinale solo la sera precedente e le spiegazioni fornite dal ministro Padoan sono servite a dissipare i dubbi non tanto sulla sostenibilità tecnica del provvedimento, quanto su quella politica. Ovvero sulla tenuta nel tempo di una misura così impegnativa, quale il taglio di 80 euro per circa dieci milioni di contribuenti, che inevitabilmente avrà bisogno, per diventare strutturale, di una decisa ristrutturazione della spesa pubblica.
In buona sostanza il decreto rappresenta una cambiale a scadenza annuale anche se tecnicamente è uscito dal ministero di via XX Settembre sotto forma di provvedimento in buona parte una tantum e dotato di clausole di salvaguardia in grado di non agitare i sonni dei burocrati di Bruxelles. 
STABILITA’
La firma di Giorgio Napolitano sotto il testo e quindi il varo del provvedimento, viene vissuto da palazzo Chigi come un successo «stratosferico» perché, è il ragionamento del premier, «per la prima volta dopo anni si sposta la tassazione dal lavoro alla rendita». Un percorso che Renzi intende continuare a percorrere insieme a quello dei tagli agli sprechi delle amministrazioni pubbliche statali e regionali. Di fatto quello di ieri viene considerato una sorta di «antipasto» molto corposo e in grado di essere sventolato con forza in campagna elettorale. La firma e la pubblicazione del testo del decreto in Gazzetta Ufficiale così come è stato licenziato dal Consiglio dei ministri, fugano ogni analisi dietrologica sui contenuti del colloquio tra Napolitano e Padoan, anche se le fibrillazioni da campagna elettorale aumentano, così come i tentativi di alcuni esponenti dell’opposizione di strattonare il capo dello Stato. 
STAGIONE
Il pacchetto di riforme che è nell’agenda del governo piace al Quirinale, così come la tenacia con la quale il presidente del Consiglio fissa scadenze e imprime accelerazioni. A cominciare dalla questione delle riforme istituzionali, argomento che ieri il presidente della Repubblica ha affrontato con Anna Finocchiaro, presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. D’altra parte, mai come in questa stagione tutto si tiene e il clima da campagna elettorale complicherà il lavoro nelle aule prima del voto. Renzi non intende però mollare e, fedele alla linea dei continui rilanci, è pronto ad annunciare in tempi brevi una corposissima riforma della Pubblica amministrazione. L’avversario di Renzi continua infatti ad essere Grillo più che Berlusconi e sinora i sondaggi gli danno ragione visto che a palazzo Chigi circolano rilevamenti che assegnano al Pd il 35% e al M5S il 22%. Un divario che il bonus fiscale licenziato ieri potrebbe far crescere, anche per la decisione del presidente del Consiglio di non risparmiarsi in campagna elettorale.

IL MESSAGGERO