Il premier: avrà carta bianca su deleghe e nuovi assessori

MATTEO RENZI 3

ROMA Mettere in sicurezza il sindaco Marino e la sua giunta. Far piazza pulita nel partito romano rovesciandolo fin dalle fondamenta. Matteo Renzi va giù duro e lo spiegherà oggi parlando alla ”Leopoldina” dei giovani democratici che da ieri ha aperto i battenti all’ex Mattatoio del Testaccio. Per dare il segno di un partito unito nell’operazione ”pulizia”, il presidente del Consiglio e segretario del partito si presenterà con il neo commissario del Pd romano Matteo Orfini, l’ultimo segretario della Fgci Gianni Cuperlo (nonché leader della minoranza interna) e il capogruppo del Pd a palazzo Madama Luigi Zanda.
CAMBIO
Per risollevare l’immagine di una Capitale umiliata da corruzione e criminalità, Renzi punta tutto sul sindaco ”marziano” che solo due settimane fa parte del Pd romano avrebbe voluto commissariare. Marino è diventato ora l’icona del ”cambio di passo” ed è per questo che il sindaco ha carta bianca nel rimescolamento delle deleghe e nel cambio di assessori. Obiettivo la ”giunta della legalità” con tanto di magistrato tra gli assessori e tecnico esterno ai lavori pubblici.
Ad assicurare a Marino «massima autonomia» è stato lo stesso Renzi quando al sindaco ha annunciato l’arrivo di Orfini come commissario del partito romano. Il passo indietro chiesto agli eletti del partito e ora indagati, è però solo la prima mossa perché il presidente del Consiglio e il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini vogliono vederci bene anche su tesseramento e circoli. In odore di chiusura i circoli che nel 2013, in occasione delle primarie, hanno sfornato centinaia di tesserati salvo poi registrare, nel tesseramento di quest’anno non ancora concluso, un calo vertiginoso. Il lanciafiamme affidato ad Orfini è però destinato a far piazza pulita di tutti i vertici della segreteria romana e regionale. L’esigenza di una massiccia rottamazione dei quadri locali sembra inevitabile, anche per arginare la montante disaffezione e l’insidia rappresentata da un Salvini che si prepara a sbarcare a Roma puntando a far man bassa di ciò che resta di un centrodestra allo sbando, nel quale il senatore azzurro Francesco Giro si schiera contro le dimissioni di Marino. Ai giovani democratici, che spesso ripetono al loro interno le liturgie correntizie degli adulti, Renzi chiederà oggi coraggio e umiltà nel proporsi come classe dirigente di un domani che potrebbe arrivare molto presto. I riverberi sul governo dell’inchiesta romana non si sono fatti attendere.
GUFI
La sortita della Merkel contro l’Italia che, al pari della Francia, deve far di più sul fronte delle riforme, viene letta a palazzo Chigi anche come effetto della caduta d’immagine che il nostro Paese sopporta. Il solo nome assai evocativo di ”Mafia Capitale”, dato dal procuratore Pignatone all’inchiesta, è bastato a evocare i peggiori scenari nelle più importanti cancellerie. La sensazione di dover remare controcorrente è fortissima in Matteo Renzi. Così come la consapevolezza di avere a portata di mano l’occasione per rifondare il partito cominciando proprio dalla città e dalla federazione più complicata che fino a qualche giorno fa era in mano a potentati completamente autonomi da via del Nazareno.
A preoccupare Renzi non sono le opposizioni che chiedono di tornare al voto («Marino sarebbe comunque il nostro candidato e vincerà di nuovo»), quanto il clima di disaffezione e di sfiducia che serpeggia nel Paese e che l’annuncio di un piano per le periferie non può certo essere sufficiente a ribaltare. Insomma i gufi sono ricomparsi. A Bruxelles come a Berlino.

IL MESSAGGERO