Il premier apre alle imprese: basta con un fisco da “Stato di polizia”

ASSEMBLEA 2012 DI CONFINDUSTRIA FIRENZE CON GIORGIO SQUINZI E MATTEO RENZI

Povero di notizie ma sentimentalmente ricco. Questo il succo della partecipazione del premier Matteo Renzi all’assemblea delle Confindustria di Verona e Vicenza cui ieri hanno partecipato oltre tremila imprenditori. L’operazione intendeva celebrare il fidanzamento con Renzi del Nord Est, ovvero di quella parte del Paese che vede la massima concentrazione industriale e che, nel bene e nel male, si considera la parte trainante dell’Italia. Una fetta d’Italia che Renzi, all’evidenza, vuol rendere parte integrante della ”sua” constituency, del ”suo” blocco sociale, e della cui carica innovativa vorrebbe contaminare la burocrazia e il resto della penisola.
Gli industriali volevano sentirsi dire dal premier che avevano fatto un buon investimento il 25 maggio a regalargli il 37,5% dei voti nel Veneto (più del doppio dello score assegnato a Lega o Forza Italia) e Renzi non li ha delusi. Il premier non ha faticato a sintonizzarsi, anzi addirittura ha usato la stessa terminologia degli industriali. «Intendo reinvestire immediatamente il 40,8% sulle riforme -ha detto Renzi fra gli applausi – Non mi monto la testa, so che chi mi ha votato lo ha fatto perché sono l’ultima spiaggia».
STOP ALLA BUROCRAZIA
E ancora, parlando di fisco, Renzi ha accennato alla pletora dei controlli da ”Stato di Polizia” come forse mai un esponente del centro sinistra aveva osato fare. Così come non è mancata la battuta demagogica sulla Tasi «di cui anch’io ho capito ben poco». Fisco più semplice subito, dunque, in attesa del 730 precompilato del 2015. Da tempo il premier ha rotto ogni inibizione verso gli arnesi della propaganda berlusconiana e la sua stessa presenza nel Nord Est – che raddoppierà la prossima settimana partecipando all’assemblea degli industriali di Treviso – ha il sapore di quelle lunghe campagne elettorali permanenti cui Silvio Berlusconi ha abituato gli italiani.
Ma su questo impianto Renzi ha innestato carte tutt’altro che banali. «Segnatevi la data del 2 luglio – ha detto il premier ad una platea cui le sfide piacciono – E’ la data di inizio del semestre di presidenza italiano dell’Ue che non può essere un arido insieme di regole burocratiche». Un attacco alla Germania? Tutt’altro. Anzi in un velocissimo passaggio Renzi ha sottolineato che dovremmo copiare i tedeschi.
Poi Il premier ha giocato le carte della sua credibilità acquisita sul campo. «Fino a un mese fa – ha sospirato – ero un appestato. Ora le riforme le vogliono tutti». E qui ha sfoderato l’arma della velocità con i provvedimenti presentati e all’orizzonte che dovrebbero «ricondurre la burocrazia ad una cosa normale, il fisco alla semplicità, le infrastrutture a una roba veloce, la giustizia una cosa degna». E poi – all’opposto del Cav – nessun ricorso al ”ghe pensi mi” post elezioni. Anzi: massimo coinvolgimento. Renzi – e qui sta il messaggio culturale più robusto lanciato ieri – ha chiesto a tutti di «cambiare il racconto dell’Italia, basta comportarci come il peggior direttore commerciale di noi stessi. Vi devo chiedere aiuto perché se non cambiamo insieme questo paese non lo cambia nessuno. E’ ora di investire». Segnale che Renzi ha incarnato in Marco Belinelli, il campione italiano di basket che l’altra notte ha conquistato il mitico NBA in America.
Non stupisce allora il sintetico ma efficace giudizio del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi (cui Renzi aveva inviato maliziose frecciate sportive sul suo Sassuolo): «Questo governo è paragonabile a una Formula 1, una potenza formidabile che però deve ancora scaricare sul terreno per vincere».

Il Messaggero