Il premier apre al Cavaliere: incontro prima del verdetto

SILVIO BERLUSCONI

Prima di giovedì, prima che il Tribunale di Milano decida la sorte di Silvio Berlusconi, Matteo Renzi vedrà l’ex premier. L’incontro non è ancora ufficiale, ma nell’entourage del presidente del Consiglio è dato per sicuro. Obiettivo: tranquillizzare Berlusconi e rinfrescare l’accordo del Nazareno del 18 gennaio, quando i due annunciarono l’intesa sulla nuova legge elettorale e l’abolizione del Senato. «Mi gioco l’osso del collo», sospirò quel giorno Renzi. E ora dice: «Sono convinto che l’accordo con Berlusconi reggerà, l’asse con Gianni Letta e Verdini permette un’interlocuzione proficua per il Paese». Ergo: «Avanti come un rullo compressore».
IL PRESSING

Da giorni Berlusconi sollecita un nuovo incontro. Per avere un «riconoscimento» e per ottenere una «legittimazione politica», per lui utilissima in un frangente giudiziario tanto pesante. Di questa richiesta si è fatto latore Denis Verdini venerdì scorso, quando è andato a trovare Renzi a palazzo Chigi. Il premier non aveva chiuso la porta e a maggior ragione, dopo che anche il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale il leader di Forza Italia, ritiene che nessuno potrà gridare allo scandalo quando accoglierà nella sede istituzionale di palazzo Chigi il capo del maggiore partito d’opposizione. Nell’entourage renziano, però, nessuno si azzarda a commentare la richiesta (poi smentita) fatta da Berlusconi a Napolitano, di avere garantita «agibilità politica» in vista della campagna elettorale per le elezioni europee del 25 maggio. «Non possiamo interferire sulle decisioni dei tribunali…».
L’incontro, dopo che il leader di Forza Italia ha minacciato di far saltare l’intesa, è utile pure a Renzi per rilanciare e dare nuovo smalto al patto. Anche e soprattutto perché il premier non ha intenzione di rinunciare al sì di palazzo Madama all’abolizione del Senato prima del voto europeo. Tant’è, che i suoi fedelissimi sono corsi a dire che le dichiarazioni di Maria Elena Boschi a Maria Latella su Sky («abbiamo i numeri per fare le riforme anche senza Forza Italia»), non vanno lette nella chiave di un avvertimento a Berlusconi, ma nella parte in cui la giovane ministra garantisce e scommette sulla tenuta dell’accordo del Nazareno.
Detto questo, resta sul tavolo la minaccia fatta filtrare l’altra sera quando l’ex premier aveva bocciato la riforma del Senato. Minaccia che suona più o meno così: se viene meno il patto, addio Italicum e avanti con una nuova legge elettorale scritta insieme ad Angelino Alfano. Con tanto di preferenze e soglia di sbarramento più bassa. Insomma: spazio e garanzie al maggior competitor di Forza Italia. «Ma siamo convinti che non sarà necessario», dice uno stretto collaboratore del premier.
«SINTONIA CON PADOAN»

Nodo-Berlusconi a parte, Renzi ha trascorso la giornata a palazzo Chigi. Alle otto messa a Santa Maria in Via, poi a testa bassa a lavorare al Documento economico e finanziario (Def) e alle nomine per Eni, Enel, Poste e Finmeccanica. Con una sola pausa: i 45 minuti dell’incontro con Pier Ferdinando Casini. «Ho visto Matteo sereno sulla tenuta dell’intesa con Forza Italia», racconta il leader centrista, «e determinatissimo ad andare avanti». Sia con le riforme, tant’è che il Piano nazionale che verrà varato martedì insieme al Def viene descritto «molto ricco e di forte impatto». Sia con nuovi tagli «ai santuari» alla pubblica amministrazione. Un’operazione che Renzi sta portando avanti con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che vedrà oggi pomeriggio insieme a Carlo Cottarelli, mister spending review. «Con Padoan mi trovo benissimo, c’è piena sintonia e con Cottarelli sto trovando la misura», rivela il premier.
Con l’avvicinarsi delle elezioni europee, Renzi sta mettendo la testa anche alle candidature del Pd. E sabato aprirà la campagna elettorale insieme a Sergio Chiamparino e a Piero Fassino.

Il Messaggero