Il premier alza i toni con i falchi e difende l’asse con la Merkel

ANGELA MERKEL 3

ROMA «Tutto ciò avvantaggia la Bce che potrà presto muoversi con meno pressioni addosso». Le valutazioni che circolano a palazzo Chigi dopo il botta e risposta tra Bundesbank e Renzi – con tanto di presa di distanza della Cancelleria Merkel dalle posizioni della sua banca centrale – restano caute. Lo scontro che Renzi ha da qualche giorno con l’ala rigorista tedesca certifica il ruolo di leader della sinistra europea dell’ex sindaco di Firenze e ora presidente di turno della Ue. Renzi tiene alta la polemica, ma non perde occasione per sottolineare «l’ottimo rapporto» che ha con Angela Merkel. Un modo per sottolineare che sono altri a Berlino i poteri che vorrebbero continuare a custodire le chiavi interpretative del patto di stabilità e crescita.
EUROSCETTICI
Lo scontro diretto con la Merkel non sembra in programma e oggi il premier avrà occasione di ribadirlo al termine del colloquio che avrà a Bolzano con un altro cancelliere, l’austriaco Werner Faymann. Entrambi della famiglia socialista, Renzi e Faymann, sono già al terzo incontro. L’ultimo a Parigi qualche giorno fa e, poco prima, alla riunione del primo Consiglio europeo post voto. Proprio in Austria il partito euroscettico che fu di Haider, Fpoe, ha avuto a maggio il miglior successo con un più 7% che lo ha portato ad essere, con una percentuale intorno al 20, il terzo partito del Paese. Per tenere alto lo scontro con i poteri economici e finanziari tedeschi, Renzi ha bisogno di alleati e il cancelliere austriaco rappresenta una pedina importante del puzzle, al pari della Gran Bretagna di Cameron e di un fronte variegato di Paesi mediterranei (Francia, Spagna, Portogallo, Grecia) tutti alle prese con le rigidità imposte da Bruxelles ai bilanci. Il documento redatto la scorsa settimana a Ypres e approvato a Bruxelles deve essere per Renzi il manifesto della nuova Commissione di Jean Claude Juncker che il 15 luglio dovrà presentarsi di fronte al Parlamento Europeo per guadagnarsi il voto dei socialisti e di quella parte del Ppe che poco ha gradito la sortita del capogruppo Weber schieratosi apertamente contro ogni ipotesi di flessibilità. Più la polemica si arroventa e più il passaggio di metà mese si trasforma per Juncker in un vero e proprio esame dall’esito sempre più incerto visto anche il voto segreto. Nel sostenere che l’Europa è dei cittadini e non delle banche, Renzi ieri ha spedito un serio messaggio allo stesso Juncker che per vent’anni ha guidato un paese, il Lussemburgo, che deve la sua crescita al potere delle banche e al segreto bancario che hanno fatto del Granducato una sorta di paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. Il discorso che terrà Juncker il 15 è quindi per Renzi «molto importante» per valutare sino a che punto il nuovo presidente della Commissione intende cambiare marcia. Da questo presupposto partirà il ”Merkrenzi”, come ieri il Financial Times definiva l’asse Berlino-Roma per costruire la nuova Europa. Un binomio che si annuncia decisivo nella distribuzione delle deleghe ai commissari e che, in suo onore, rischia di sacrificare l’aspirazione finlandese a ricoprire per un altro quinquennio (dopo i due passati), il ruolo di commissario all’economia e alla moneta. Iniziare una legislatura con Berlino e Roma in rotta di collisione non conviene a nessuno tanto più se è vero, come sosteneva ieri sempre il FT, che «per la Germania sarà difficile screditare Renzi». Come dire che non è più tempo d’ironici sorrisini.

IL MESSAGGERO