Il piano Ue per distruggere i barconi «Nessuna guerra ma azioni mirate»

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Il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha promesso «un accordo su misure molto pratiche» che dovrebbero «prevenire la morte di altre persone in mare». La base di discussione del Vertice europeo straordinario di questo pomeriggio, chiesto dall’Italia dopo il naufragio di domenica al largo delle coste della Libia, è il piano in 10 punti presentato dalla Commissione: «La prima priorità assoluta è salvare le vite umane», ha spiegato il suo presidente, Jean-Claude Juncker.
LA BOZZA
«La situazione nel Mediterraneo è una tragedia», dice la bozza di conclusioni del Vertice circolata ieri: secondo il testo, i leader dovrebbero «decidere di rafforzare la nostra presenza in mare, combattere i trafficanti, prevenire i flussi di migrazione illegale e rafforzare la solidarietà interna». Ma le resistenze di alcune capitali sono forti. La svolta a cui aspira l’Italia rischia di essere rinviata un’altra volta. «Non risolveremo tutti i problemi», spiega una fonte europea. Alcuni Stati membri «vogliono aiutare di più, altri sono più prudenti», aggiunge un funzionario comunitario. Non c’è unanimità per trasformare Triton in una Mare Nostrum europea, mentre emergono sempre più dubbi sull’operazione militare per distruggere le imbarcazioni dei trafficanti sulle coste della Libia.
I FINANZIAMENTI
Secondo la bozza di conclusioni, i leader europei sono pronti a raddoppiare le risorse finanziarie di Triton e Poseidon, la due missioni sotto bandiera Frontex nel Mediterraneo, per aumentare le «possibilità» di salvare i migranti. Ma il mandato – la sorveglianza alle frontiere – non sarà toccato, nonostante gli appelli da più parti per avere una Mare Nostrum europea. Diversi Stati membri temono che, trasformando Triton in una missione di «ricerca e soccorso», diventi una calamita per i migranti, che verrebbero incoraggiati a prendere il mare nella certezza di essere salvati. Il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, ha detto al Guardian che salvare vite umane non può essere la priorità dell’agenzia: «Nei nostri piani operativi, non possiamo avere disposizioni per un’azione pro-attiva di ricerca e soccorso».
PULL FACTOR
Il «pull factor» (il «fattore attrazione» dei migranti, ndr) è all’origine anche delle incertezze sulla missione civile e militare contro le imbarcazioni dei trafficanti. Il modello è «Atalanta», l’operazione anti-pirateria in Somalia: gli aerei dovrebbero individuare le imbarcazioni dei trafficanti in Libia, che potrebbero essere distrutte con i droni o navi militari. «Non stiamo parlando di guerra, ma di azioni mirate» guidate dalle informazioni di intelligence, dice la fonte europea. L’alto rappresentante Federica Mogherini sarà «invitata a iniziare immediatamente i preparativi per una possibile operazione di Politica di Sicurezza e Difesa Comune», si legge nella bozza. Ma, oltre alla necessità di ottenere un mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu, alcuni paesi guardano con sospetto all’idea di inviare navi vicino alla costa libica, perché sarebbero obbligate a soccorre i migranti. Di un blocco navale, come quello chiesto dal Senato, nessuno vuole sentire parlare a Bruxelles. E nemmeno di avere soldati «a terra» in Libia, spiega un’altra fonte.
IL CONFLITTO
Il conflitto in Libia rimane un ostacolo maggiore a un’azione efficace europea. E’ necessario che le fazioni in conflitto «si mettano d’accordo» per costituire un governo di unità nazionale, ha detto Juncker: «Abbiamo bisogno di un interlocutore affidabile e stabile». Secondo la bozza, i leader «sosterranno» gli sforzi dell’Onu per ristabilire l’autorità di governo.
Per il resto, il documento che dovrebbe uscire dal Vertice ricalca il piano in 10 punti presentato dalla Commissione, che riprende vecchie promesse mai mantenute. Sul fronte della solidarietà interna gli impegni sono minimi: un progetto pilota volontario di re-insediamento per 5.000 persone che possono beneficiare dello status di rifugiato; più aiuti finanziari per i paesi «in prima linea» come Italia, Grecia e Malta; e l’ipotesi remota di valutare opzioni per suddividersi i richiedenti asilo in caso di emergenza.

Il Messaggero