Il piano di Berlusconi: un’agenda economica per unire il centrodestra

BERLUSCONI

In quel di Arcore, alle prese con una rigida dieta no-carboidrati e qualche zanzara, Silvio Berlusconi continua ad avere la testa sui dossier economici. 

Cosa dica pubblicamente il Pd su un eventuale «soccorso azzurro» in chiave anti-crisi e cosa faccia trapelare Palazzo Chigi che insiste nel rimandare al mittente qualunque disponibilità che non sia sulle riforme poco interessano, infatti, al leader di Forza Italia. Che sta buttando giù una vera e propria agenda in diversi punti da sottoporre al premier quando – questo è il senso dei ragionamenti di Berlusconi – passata l’estate «i nodi verranno al pettine».

I due, d’altra parte, come è noto da giorni hanno già in agenda un faccia a faccia per inizio settembre. La data è ancora incerta, ma dovrebbe essere tra martedì 2 e giovedì 5, giorni in cui all’ex premier è consentito di spostarsi a Roma «per ragioni legate alla sua attività politica». Ed è in quell’occasione che il leader di Forza Italia sarebbe intenzionato a sottoporre a Matteo Renzi alcune delle sue ricette, a partire dalla flat tax che in questa estate passata ad Arcore è diventata per Berlusconi un vero e proprio pallino visto che – ripete a diversi interlocutori – è lo strumento con cui David Cameron ha risollevato le sorti dell’Inghilterra e con cui Mariano Rajoy sta cercando di rilanciare il mercato del lavoro in Spagna.

Ma non c’è solo la flat tax nell’agenda economica cui lavora l’ex premier, convinto si debba intervenire riducendo le tasse di almeno 40 miliardi (diminuzione di Irap, Ires e Iva oltre che abolizione della tassa sulla prima casa), attaccando il debito, tagliando la spesa improduttiva, liberalizzando e riformando il mercato del lavoro che va reso molto più flessibile. Tutti punti che Berlusconi sottoporrà sì a Renzi, ma pure a tutto il centrodestra. Perché nella testa del leader di Forza Italia è proprio da un dettagliato programma economico che si può riprendere il percorso che deve riportare i partiti dell’area moderata a dialogare: da Ncd a Fratelli d’Italia, passando per La Destra e la Lega Nord. È su proposte concrete – è infatti il ragionamento dell’ex premier – che chi si riconosce nel centrodestra deve confrontarsi e discutere, con l’obiettivo di tornare a correre insieme alle prossime elezioni.

Forza Italia, intanto, si schiera decisamente contro l’ipotesi di mettere mano alle pensioni più alte con un contributo di solidarietà. «Il governo – attacca il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri – vuole procedere con un esproprio anche sui redditi bassi e sta mettendo a punto una nuova tassa sulle pensioni che è una vera e propria ingiustizia». Sulla stessa linea Renato Brunetta. «Agli smemorati del governo ricordiamo che il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte esiste già. Lo ha previsto la legge 486 del 2013, gentile lascito del governo Letta, e colpisce tutte le pensioni superiori a circa cinquemila euro netti al mese», fa sapere il capogruppo di Forza Italia alla Camera. Che dalle colonne de Il Mattinale , la nota politica redatta dal gruppo azzurro di Montecitorio, avverte: «Guai a chi tocca le pensioni». Dello stesso parere Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera, convinto che un intervento sulle pensioni avrebbe un «effetto recessivo sull’intera politica economica del governo». «Si tratterebbe di un errore politico ed economico gigantesco, soprattutto in un momento di crisi», spiega Capezzone. Mentre secondo Mariastella Gelmini «tassare le pensioni» è un modo per «evitare le riforme radicali e incisive di cui l’Italia ha bisogno e che l’Europa chiede da tre anni». «Con la via delle tasse – spiega il vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera – Renzi dovrebbe sapere che mette se stesso sulla scia dei precedenti esecutivi Monti e Letta, provocando ulteriore depressione dei consumi e nuova recessione».

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