Il piano B del Cav: ora chiama Alfano

++ PDL:ALFANO,NESSUNA DIASPORA DOPO BERLUSCONI ++

Quattro mesi dopo la «foto di Bologna» con Matteo Salvini, a pochissimi giorni dalla rottura della coalizione a Roma, Silvio Berlusconi apre a sorpresa ad Angelino Alfano. In un’intervista concessa a un quotidiano siciliano alla vigilia del suo week end nell’isola, il leader di Forza Italia condensa il senso delle sue parole in una frase: «In politica vince chi non serba rancore». Per riconquistare la Regione amministrata da Rosario Crocetta, cioè, c’è bisogno di rimettere insieme il «vecchio centrodestra». Ma un discorso apparentemente riservato alla sola Sicilia – partendo però dall’esempio dell’accordo a Milano – in questi giorni di rimescolamento politico assume una valenza tutta nazionale. Almeno è così che la vede proprio Angelino Alfano, che si rallegra dell’apertura dell’ex alleato e chiede, di conseguenza, un «cessate il fuoco» ai media berlusconiani. Colpevoli, a suo dire, di averlo messo nel mirino ininterrottamente dai giorni della rottura col Cav.

Il riavvicinamento, in realtà, non nasce all’improvviso. Si racconta di un incontro tra Alfano e Berlusconi a Palazzo Grazioli, lo scorso febbraio. Un contatto nato dalla necessità di trovare un’intesa elettorale in quel di Milano – come poi realmente accaduto con la candidatura di Stefano Parisi – ma utile anche a ristabilire un barlume di rapporto umano. Tanto che già in quella circostanza il leader di Ncd avrebbe chiesto al Cav un trattamento mediatico meno ostile.

Come che sia, le parole usate ieri da Berlusconi sembrano un invito a sotterrare l’ascia di guerra: «Io so che Ncd è un partito costituito da donne e uomini che vengono dal centrodestra, la cui collocazione naturale è con noi. E sono solo felice quando, come a Milano, si creano le condizioni perché i moderati stiano tutti insieme, mi auguro che questo succeda anche in Sicilia». E ancora: «La gente ci chiede di stare uniti, non divisi. La posizione di Ncd a livello nazionale ovviamente mi dispiace, ma ora stiamo parlando della Sicilia». Un’apertura condita da tanti «se» («non si può stare con noi e contemporaneamente con la sinistra» aggiungerà in serata il Cav) ma che comunque fa felice Alfano. Che non se lo fa ripetere: «Le parole di Berlusconi mi fanno piacere, anche io non serbo rancore» sottolinea, «adesso però spero che alle parole seguano i fatti, come l’ordine di “cessate il fuoco” a qualche suo giornale. Perché l’albero si riconosce dai frutti».

Nelle prossime settimane si capirà se il riavvicinamento avrà ripercussioni anche su altre delle realtà chiamate al voto nella prossima primavera. A partire da Roma, dove Ncd – pur celandosi dietro una lista civica – sosterrà Alfio Marchini. Ma che i rapporti con l’ala destra della vecchia coalizione siano ormai ridotti ai minimi termini lo confermano diversi avvenimenti. Da un lato le dichiarazioni di Salvini su una «Forza Italia che in questi anni non ha saputo rinnovarsi». Dall’altro lo schema delle candidature che fa segnare una frazione sempre più netta tra gli azzurri e il fronte «lepenista». Come a Benevento, dove l’ex ministro Clemente Mastella, nell’ufficializzare la sua candidatura a sindaco, spiega che sarà sostenuto da Forza Italia e da due liste civiche, ma di non aver mai avuto alcuna intenzione di imparentarsi con Lega e affini.

Ma c’è anche chi non digerisce il riavvicinamento ad Alfano. Come Daniela Santanché: «Condivido con Berlusconi che il rancore non paga ma trovo difficile che gli elettori del centrodestra traditi da Alfano che ha venduto i loro voti alla sinistra per uccidere Forza Italia e fare espellere Berlusconi dalla vita politica possano essere disponibili a votare i loro carnefici. Un conto è il rancore, altro è avere memoria di ciò che è successo e degli immensi guai provocati alla nostra comunità e al nostro Paese».

Il Tempo