Il Pd: riconoscere la Palestina. Poi lo stop

Mideast Israel Palestinians

Una mozione per riconoscere lo Stato di Palestina. Lo hanno già fatto in altri Paesi come Spagna, Inghilterra, Svezia; lo ha fatto il Parlamento europeo su un testo largamente condiviso. Ora ci vuole provare il Pd, con una mozione che riconosce per la prima volta in maniera esplicita l’esistenza dello Stato palestinese. Tutto era pronto: il testo quasi ultimato, l’estensore dello stesso nella figura di Enzino Amendola, dalemian renziano in segreteria e responsabile esteri, il dibattito nel gruppo per affrontare dissensi e non (nel Pd è materia che non manca mai), le trattative con gli altri gruppi per giungere a un testo il più largamente condiviso. Tutto era pronto, polemiche e distinguo compresi, ma non se ne farà nulla. Se ne doveva discutere e votare in aula oggi, ma alla conferenza dei capigruppo Forza Italia e Lega hanno pensato bene di opporsi alla calendarizzazione, sicché l’unica finestra utile è saltata e la mozione pro Palestina con annesso riconoscimento sono slittate a data da destinarsi.
Un rinvio sine die accettato obtorto collo dal Pd, ma accettato? Potrebbe essere andata così, alla fine, visto il ginepraio in cui si erano cacciati i fautori della mozione, che in principio erano Sel e altri gruppi di minoranza, visto che la vicenda rientrava nello spazio concesso dal regolamento alle opposizioni. E per non dovere acconciarsi a votare mozioni altrui, per di più su un argomento non proprio secondario, il Pd si è visto costretto a partorirne una sua, di mozione.
LE DIVISIONI

Ma che fatica. Nella maggioranza di governo, intanto, dove Ncd attraverso Fabrizio Cicchitto faceva sapere che non andava bene il riconoscimento «unilaterale», ma questo stesso andava connesso al «riconoscimento reciproco» tra le due entità, Israele e Palestina, pena la non efficacia della votazione che si andava a fare. Per il M5S, al contrario, «quel che conta sono solo i diritti dei palestinesi», argomento cui veniva associata la stiletatta immancabile all’indirizzo del Pd di «non voltare le spalle» rimangiandosi l’annuncio del documento per lo Stato palestinese. Sull’altro fronte, la Lega ergeva le barricate contrarie, «nessun riconoscimento dello Stato di Palestina in assenza di accordi bilaterali con Isarele», e in più ci aggiungeva che «bisogna fermare Hamas», quindi «niente fughe in avanti e passi azzardati». Ma su tutti si ergeva il no tondo, il disco rosso che più rosso non si può, pervenuto dall’ambasciata israeliana, che parlava di «riconoscimento prematuro» che avrebbe come unico effetto quello di «allontanare la pace». Una colata di gelo, condita con tanto di appello a non votare indirizzato a tutti i parlamentari.
L’ASSEMBLEA

In questo quadro si è riunita l’assemblea dei deputati del Pd. Hanno parlato in tanti, ma per una volta non è andato in scena lo scontro solito tra renziani e minoranze, le divisioni sono apparse trasversali, in tanti si sono detti disposti a votare anche la mozione di Sel, o parti di essa, tanto che qualcuno al termine lasciando la sala ha confidato: «Ma che stiamo facendo, le prove di apertura a Sel per poi fare anche le riforme insieme?».

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