Il Papa: vicini a vittime del terrorismo Pace e speranza per il Medio Oriente

PAPA

Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza». Il terrorismo, le guerre, i migranti, i cristiani perseguitati, la fame. A mezzogiorno Francesco si affaccia dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro e nel messaggio prima della benedizione Urbi et Orbi ripercorre il dolore del mondo. «Solo Dio può riempire col suo amore questi vuoti, questi abissi, e permetterci di non sprofondare ma di continuare a camminare insieme verso la Terra della libertà e della vita». Ha celebrato la messa di Pasqua in una piazza colma di fedeli a dispetto della paura, migliaia di persone che hanno superato tranquille percorsi obbligati, transenne, metal detector, l’area controllata da centinaia di agenti. Ha percorso la piazza in auto scoperta, salutando e avvicinando i fedeli. È una domenica di sole senza una nuvola in cielo, “cari fratelli e sorelle, buona Pasqua!”, saluta il Papa. Per i cristiani è la giornata più bella dell’anno, quella in cui «l’abisso della morte è stato varcato e, con esso, sono stati sconfitti il lutto, il lamento e l’affanno», Francesco alza lo sguardo: «Il Signore, che ha patito l’abbandono dei suoi discepoli, il peso di una ingiusta condanna e la vergogna di una morte infame, ci rende ora partecipi della sua vita immortale e ci dona il suo sguardo di tenerezza e di compassione verso gli affamati e gli assetati, i forestieri e i carcerati, gli emarginati e gli scartati, le vittime del sopruso e della violenza. Il mondo è pieno di persone che soffrono nel corpo e nello spirito, mentre le cronache giornaliere si riempiono di notizie di efferati delitti, che non di rado si consumano tra le mura domestiche, e di conflitti armati su larga scala che sottomettono intere popolazioni a indicibili prove».

Siria, Medio Oriente e Ucraina
L’elenco dei dolori è lungo, come ogni anno. «Cristo risorto indica sentieri di speranza alla cara Siria, Paese dilaniato da un lungo conflitto, con il suo triste corteo di distruzione, morte, disprezzo del diritto umanitario e disfacimento della convivenza civile. Alla potenza del Signore risorto affidiamo i colloqui in corso, affinché con la buona volontà e la collaborazione di tutti si possano raccogliere frutti di pace e avviare la costruzione di una società fraterna, rispettosa della dignità e dei diritti di ogni cittadino», esordisce Francesco. «Il messaggio di vita, risuonato per bocca dell’Angelo presso la pietra ribaltata nel sepolcro, sconfigga la durezza dei cuori e promuova un incontro fecondo di popoli e di culture nelle altre zone del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, in particolare in Iraq, nello Yemen e in Libia». Non può mancare il riferimento alla Terrasanta: «L’immagine dell’uomo nuovo, che splende sul volto di Cristo, favorisca la convivenza fra Israeliani e Palestinesi, come anche la paziente disponibilità e il quotidiano impegno ad adoperarsi per edificare le basi di una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero». E ancora: «Il Signore della vita accompagni pure gli sforzi intesi a raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina, ispirando e sostenendo anche le iniziative di aiuto umanitario, tra cui la liberazione di persone detenute».

Il terrorismo
Bergoglio torna a parlare di coloro che «profanano il nome di Dio», come aveva detto nella Via Crucis, una piaga che non riguarda la sola Europa: «Il Signore Gesù, nostra Pace, che risorgendo ha vinto il male e il peccato, stimoli in questa festa di Pasqua la nostra vicinanza alle vittime del terrorismo, forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo, come è avvenuto nei recenti attentati in Belgio, Turchia, Nigeria, Ciad, Camerun e Costa d’Avorio». Il Papa prega per «i fermenti di speranza e le prospettive di pace dell’Africa: penso in particolare al Burundi, al Mozambico, alla Repubblica Democratica del Congo e al Sud Sudan, segnati da tensioni politiche e sociali». Lo sguardo di Francesco è planetario. «Il messaggio pasquale si proietti sempre più sul popolo venezuelano nelle difficili condizioni in cui si trova a vivere e su quanti hanno in mano i destini del Paese, affinché si possa lavorare in vista del bene comune, cercando spazi di dialogo e collaborazione con tutti», aggiunge. «Ovunque ci si adoperi per favorire la cultura dell’incontro, la giustizia e il rispetto reciproco, che soli possono garantire il benessere spirituale e materiale dei cittadini». Prima della celebrazione in San Pietro, Francesco ha inviato un telegramma di cordoglio per l’attentato a Iskanderiyah, pregando perché «in risposta a questo atto di violenza insensata, il popolo iracheno sia rafforzato nella determinazione di respingere le vie dell’odio e del conflitto e di lavorare insieme senza paura per un futuro di rispetto reciproco, solidarietà e libertà».

Migranti
Ma c’è un tema centrale, nelle celebrazioni pasquali di quest’anno. Una tragedia che Francesco non si stanca di denunciare: per «non dimenticare gli uomini e le donne in cammino alla ricerca di un futuro migliore, schiera sempre più numerosa di migranti e di rifugiati – tra cui molti bambini – in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla povertà e dall’ingiustizia sociale». Guai all’indifferenza: «Questi nostri fratelli e sorelle, sulla loro strada incontrano troppo spesso la morte o comunque il rifiuto di chi potrebbe offrire loro accoglienza e aiuto. L’appuntamento del prossimo Vertice Umanitario Mondiale non tralasci di mettere al centro la persona umana con la sua dignità e di elaborare politiche capaci di assistere e proteggere le vittime di conflitti e di altre emergenze, soprattutto i più vulnerabili e quanti sono perseguitati per motivi etnici e religiosi».

L’ambiente
Un altro tema è quello che Francesco ha posto al centro della sua enciclica Laudato si’: «In questo giorno glorioso, “gioisca la terra inondata da così grande splendore”, eppure tanto maltrattata e vilipesa da uno sfruttamento avido di guadagno, che altera gli equilibri della natura. Penso specialmente a quelle aree colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici, che non di rado provocano siccità o violente inondazioni, con conseguenti crisi alimentari in diverse parti del pianeta». Perseguitati e abbandonati «Con i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la fede e per la loro fedeltà al nome di Cristo e dinanzi al male che sembra avere la meglio nella vita di tante persone, riascoltiamo la consolante parola del Signore: “Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!”», esclama Bergoglio. «A quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose … A colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita”». Ripartire dalla misericordia: «Questo rassicurante messaggio di Gesù, aiuti ciascuno di noi a ripartire con più coraggio per costruire strade di riconciliazione con Dio e con i fratelli. Ne abbiamo tanto bisogno». Prima della benedizione, ha sorriso ai fedeli: «Vi ringrazio per la vostra presenza e la vostra gioia in questo giorno di festa».

Corriere della Sera