Il Papa “salva” lo Ior: «Grande missione ancora da compiere»

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CITTÀ DEL VATICANO In Vaticano i prelati più anziani ricordano bene quando monsignor Marcinkus, a proposito dello Ior, suggeriva pragmatico a Papa Wojtyla: «Santità, la Chiesa non si può mandare avanti solo con le Ave Maria». Il dilemma se chiudere o non chiudere lo Ior è stato risolto definitivamente da Papa Francesco che ieri mattina ha sciolto la grande riserva che gravava sul futuro dell’Istituto delle Opere di Religione. Non chiuderà i battenti, continuerà ad operare, perché «ha una grande missione da compiere» benché la sua struttura definitiva sarà affrontata in un successivo momento. Probabilmente la banca diverrà un istituto meno autonomo di quanto non lo sia stato finora. Inoltre verrà sottoposto ad un doppio controllo, da una parte l’Apsa, l’amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, che funzionerà grosso modo come una banca centrale, e dall’altra l’Aif, l’Authority finanziaria creata a suo tempo da Benedetto XVI che però, per certi versi, è ancora lontana dal funzionare a dovere, visto che permangono grossi problemi legati alla precedente gestione. All’Aif, per esempio, è ancora in sella Brulart, il direttore generale, un funzionario esterno che si è sempre rifiutato di trasferire i dati dello screening sui conti correnti al cardinale Nicora, il più grande fautore della trasparenza, dimessosi il mese scorso proprio per questo, in aperto contrasto con una gestione definita «piuttosto opaca». Insomma, un altro bel pasticcio che prima o poi Papa Francesco è chiamato a risolvere. Le parole all’ordine del giorno restano: pulizia, trasparenza, efficienza, correttezza. E già si parla di un piano che potrebbe essere presentato al G8 dei cardinali e al Consiglio dell’Economia prossimi a riunirsi prima della data delle canonizzazioni.

PROPOSTE
La proposta – i cui dettagli non sono ancora noti – è stata elaborata congiuntamente dalle due commissioni istituite la scorsa estate, quella referente sullo Ior e quella di indirizzo sull’organizzazione della struttura economico-amministrativa della Santa Sede. A questi due organismi si sono naturalmente aggiunti la Commissione cardinalizia e il Consiglio di sovrintendenza dello Ior. Una selva di pareri. Una volta pronta, la bozza è stata sottoposta a Francesco, che l’avrebbe semplificata e approvata. Un ruolo decisivo l’ha avuto il prefetto della neonata Segreteria per l’Economia, l’australiano Pell d’intesa con il cardinale spagnolo Santos Abril y Castello, da poche settimane presidente della Commissione cardinalizia dello Ior, scelto al posto di Bertone, ex Segretario di Stato. Un fedelissimo di Bergoglio. Lo Ior, si legge nel comunicato ufficiale, «continuerà a servire con attenzione e a fornire servizi finanziari specializzati alla Chiesa in tutto il mondo. I significativi servizi che possono essere offerti dall’Istituto, assistono il Santo Padre nella sua missione come parte delle nuove strutture finanziarie della Santa Sede». I «significativi servizi» sono di provvedere a tutte le comunità cattoliche presenti nei Paesi in cui ci sono dittature o sono in corso persecuzioni anticristiane. E’ lì che la banca vaticana resta un prezioso strumento di intervento. Questo spiega perché alla fine Francesco ha scartato l’ipotesi di chiusura. Anche se in una delle prime omelie a Santa Marta, aveva ricordato che qualsiasi struttura è necessaria «ma fino a un certo punto». Il riferimento riguardava proprio lo Ior, dal momento che alla messa quella mattina erano presenti i dipendenti dell’Istituto. Scandalo dopo scandalo, in Vaticano si è sviluppato un serrato dibattito interno. Per un anno i cardinali si sono interrogati sulle opzioni possibili fino alla road map che sta seguendo Papa Francesco.

IL MESSAGGERO