Il Papa: non si può insultare la fede

PAPA FRANCESCO

Prima o poi quelle vignette blasfeme sul profeta Maometto avrebbero avuto conseguenze. Sono state un pungolo. Una istigazione alla violenza. Praticamente una provocazione. “Se per caso Gasparri (Alberto Gasparri, l’organizzatore dei viaggi papali ndr) dovesse offendere la mia mamma gli arriva un pugno, è normale”. Papa Francesco non ha dubbi sul fatto che davanti alla religione la libertà di espressione dovrebbe darsi dei limiti. Invitato a riflettere sull’attentato alla redazione di Charlie Hebdo, mentre l’aereo papale sta sorvolando l’Oceano indiano, Francesco offre un punto di vista che non mancherà di fare discutere. Destinato ad aprire un dibattito. Alla libertà di opinione dovrebbero essere posti dei confini se questi vanno ad intaccare il credo religioso di ognuno. Uccidere in nome di Dio «è una aberrazione», la condanna del Papa è netta, tuttavia il problema permane insoluto, drammaticamente aperto: fino a che punto la libertà religiosa, diritto umano essenziale può delimitare un altro diritto inalienabile, quello della libertà di espressione? Ecco la risposta del pontefice al giornalista della Croix. «Grazie della domanda. Credo che tutti e due siano diritti fondamentali. Lei è francese, dunque parliamo chiaro e andiamo subito a Parigi. Non si può nascondere la verità, ognuno ha diritto di praticare la propria religione senza offendere, liberamente; cosi facciamo e vogliamo fare tutti».
LA NOTTE DI SAN BARTOLOMEO
Secondo punto: «Non si può fare la guerra o uccidere in nome di Dio. Di fronte a quello che succede adesso ci si stupisce, ma pensiamo alla nostra storia, quante guerre di religione abbiamo avuto? Pensiamo alla notte di san Bartolomeo. Come si può ben comprendere anche noi siamo stati peccatori. Ma non si può uccidere in nome di Dio, è una aberrazione». Bergoglio a questo punto inizia a delimitare la libertà di espressione: «Ognuno non solo ha questa libertà, ma anche ha il diritto e l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune, pensiamo, per esempio, a un deputato o a un senatore: se non dice qual è la vera strada da seguire non collabora al bene comune. Abbiamo l’obbligo di dire apertamente tutto, ma senza offendere. Però se Gasparri dice una parolaccia contro la mia mamma gli arriva un pugno, è normale».
Alberto Gasparri che ascolta la conferenza in piedi sorride, forse un po’ a disagio. Il messaggio è chiaro. Su questi argomenti «non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri, non si può prendere in giro. Benedetto XVI in un discorso aveva parlato di mentalità post positivista, la metafisica post positivista che porta a credere che le religioni e le espressioni religiose siano delle sotto-culture, tollerate, e che in fondo sono poca cosa. È una eredità dell’illuminismo se tanta gente sparla delle altre religioni e prende in giro la religione degli altri. Provocano. E cosi può accadere quello che succede se Gasparri dovesse dire qualcosa contro mia mamma, solo che c’è un limite. Ogni religione che rispetta la vita umana non possiamo prenderla in giro. Nella libertà di espressione ci sono limiti, come l’esempio relativo alla mia mamma. Non so se sono riuscito a fare chiarezza».
I distinguo messi in fila lì per lì da Francesco, ad una settimana dal dramma parigino, sembrano offrire una posizione più articolata rispetto alle parole pronunciate alla messa di Santa Marta, o in quelle contenute nel telegramma inviato all’arcivescovo di Parigi, in cui si insisteva soprattutto sulla dimensione del dolore, delle vittime, delle loro famiglie. Era una condanna «durissima alla violenza che genera tanta sofferenza». Senza se e senza ma
Bergoglio non è sembrato eccessivamente angosciato di essere finito nel mirino dell’Isis e di Al Qaeda, piuttosto confessa di avere paura che possano causare vittime e dolore ai fedeli che affollano san Pietro. Quanto a lui, invece, si affida a Dio. «Il miglior modo di rispondere alle minacce è la mitezza. Essere umile, buono come il pane, senza portare avanti atteggiamenti aggressivi. Io sono qui. A me, invece, preoccupano più i fedeli e di questo ho parlato alla sicurezza vaticana. Il comandante Giani mi aggiorna sul problema. Ho paura? Confesso di avere un difetto: ho una bella dose di incoscienza. Alcune volte penso che se mi dovesse accadere qualcosa mi sono affidato al Signore chiedendo la grazia che non mi faccia male, perché non sono coraggioso davanti al dolore, anzi, sono molto timoroso». Spiazzante. Sincero come sempre.

Il Messaggero