Il Papa nelle Filippine un anno dopo il ciclone «Scusate il ritardo»

PAPA

La veste bianca tutta inzuppata e schizzata di fango, lo zucchetto che continuava a volare via. Nonostante il poncho di plastica giallo la pioggia gli entrava dappertutto. Sul palco della messa le raffiche di vento non hanno mai smesso di schiaffeggiare Francesco. Non c’erano comfort per nessuno, ieri mattina, sotto il cielo cupo e rabbioso del tifone tropicale. Una imponente folla impacchettata dietro le transenne resisteva stoicamente. Tutti a sfidare l’arrivo di Amang, la tempesta che ha investito il Sud delle Filippine proveniente dal Giappone.
I SOPRAVVISSUTI
Gente poverissima, pescatori, tanti orfani, i sopravvissuti di Yolanda, il ciclone più devastante che sia mai stato registrato sul pianeta 14 mesi fa, la cui violenza è stata tale da radere al suolo Tacloban, con 11 mila morti, un numero imprecisato di dispersi, seminando ovunque miseria. Volti provati, sguardi mesti. Per certi versi la messa che l’amato “Pope Francis”, il Papa dei poveri, ha voluto celebrare in quest’angolo sperduto, dimenticato da tutti, anche dal governo filippino, pareva un saluto funebre, un addio a chi non c’è più. Ognuno ha perso qualcuno, un fratello, un genitore, un figlio. «Volevo venire subito, quando è accaduto: scusatemi non ce l’ho fatta prima».
Con un gesto ha poi allontanato chi gli stava allungando due fogli, l’omelia preparata per l’occasione, ma di fronte a quello spettacolo umano, dove il dramma si mescolava alla riconoscenza per essere arrivato lì, proprio lì e per loro, ecco che Bergoglio ha tirato fuori il meglio di sé, improvvisando col cuore, dando vita ad colloquio con Dio sul tema del dolore. «Molti di voi hanno perso tutto. Io non so che cosa dirvi. Lui sì, sa che cosa dirvi! Molti di voi hanno perso parte della famiglia. Solamente rimango in silenzio, vi accompagno con il mio cuore in silenzio… Molti di voi si sono domandati guardando Cristo: Perché Signore? E ad ognuno il Signore risponde dal suo cuore. Io non ho altre parole da dirvi. Guardiamo Cristo».
Bergoglio avrebbe voluto restare anche nel pomeriggio per inaugurare un centro e pranzare con un gruppo di superstiti, ma le condizioni meteo si stavano facendo di minuto in minuto sempre più difficili, tanto che è dovuto rientrare anticipatamente a Manila. L’aereo ha fatto appena in tempo a decollare. Le raffiche di vento erano violentissime. Il velivolo successivo, al momento del decollo non ce l’ha fatta ed è finito fuori pista. Una ragazza, una volontaria di 27 anni, è morta perché una impalcatura non ha retto alla pioggia.
IMELDA MARCOS
Tra la folla di Tacloban è stata avvistata anche Imelda Marcos, la moglie dell’ex dittatore, famosa per il tenore di vita e la sua leggendaria collezione di scarpe mentre la gente negli slum moriva di fame. Era su una sedia a rotelle, indossava il poncho giallo impermeabile dal quale si scorgevano eleganti sandali turchese. Al polso un vistoso rolex d’oro e brillanti alle dita. «Sono qui anche io perché questo è il Papa dei poveri, e se tutti facessero come lui avremmo la certezza che si arriverebbe alla pace, all’unità e alla crescita». Chissà se la sua conversione è reale oppure no. Chissà.
Prima di celebrare la messa il Papa ha voluto rendere omaggio ai pescatori, andando a visitare la casa di un uomo che con il tifone ha perso tutto. Poi una capatina in cattedrale. Oggi a Manila si attendono 7 milioni di persone per la messa. La celebrazione più numerosa della storia della Chiesa.

Il Messaggero