Il Papa: «Nel 2024 io non ci sarò più» Il tema successione

CSI DA PAPA FRANCESCO

Francesco riserva abitualmente dosi di buon umore. Riesce ad essere lieve, ironico, spontaneo persino su temi enigmatici o complicati, come la propria fine terrena. Scherzare su quell’appuntamento fatale non è facile. Ieri mattina, ancora una volta, è riuscito a giocare sopra la sua morte, facendo implicito riferimento al fatto che ha appena compiuto 78 anni. Nella basilica di San Pietro, ad ascoltarlo, c’erano 10 mila fedeli, tra cui una nutrita delegazione di atleti, dirigenti del Coni, sportivi, campioni olimpici come Caroline Kostner in tuta da ginnastica. «Auguri per la candidatura di Roma per i Giochi olimpici del 2024». Francesco stava leggendo un discorso tenendo in mano i fogli. Ad un tratto ha alzato gli occhi e gli è sfuggita una battuta: «Io non ci sarò, eh?». Rideva. Un po’ come dire che per quella data, vista l’età raggiunta, potrebbe anche non esserci più. Chissà. Al Papa non dispiace affatto affrontare pubblicamente l’argomento tabù. Qualche tempo fa ha tenuto una predica sulla bellezza del paradiso. Spiegando che suo parere più che essere un luogo tra le nuvole e la luce perpetua, si tratta «di uno stato dell’anima in cui le nostre attese più profonde saranno compiute. Così il nostro essere figli di Dio giungerà alla piena maturazione, saremo vestiti della gioia e dell’amore del Signore, senza limite, saremo faccia a faccia con lui, è bello pensarci così, lassù, nel cielo, tutti noi faccia a faccia con Dio, è bello e dà forza all’anima». Un’altra volta, sempre nella predicazione mattutina a Santa Marta, si è rammaricato del fatto che la morte per il cristiano più che essere un momento di gioia, da vivere con speranza e una buona dose di allegria, visto che si tratta dell’incontro con il Signore, viene vissuta come un passaggio spaventoso, cupo, tetro, privo di prospettiva di gioia. Altre volte, invece, Bergoglio si è concentrato sull’inutilità dell’accumulo delle ricchezze in vita, visto che la fine terrena è una certezza per chiunque e nell’aldilà non esiste il portafoglio. «Mia nonna mi diceva che il sudario non ha tasche». E ancora. «Non ho mai visto durante un funerale che il feretro fosse seguito da un camion dei traslochi». Ogni volta che però Papa Bergoglio si lascia andare a qualche battuta sulla sua morte, puntualmente si alimentano in parallelo interpretazioni circa una sua eventuale rinuncia. Le dimissioni seguendo l’esempio di Ratzinger. Di ritorno dal viaggio in Terra Santa, sul volo papale, un giornalista chiese a Bergoglio se l’idea di dimettersi potesse diventare concreta in futuro.
«FARÒ QUELLO CHE MI DICE DIO»

Per nulla turbato dalla domanda, rispose: «Io farò quello che il Signore mi dirà di fare. Pregare, cercare di fare la volontà di Dio. Benedetto XVI non aveva più le forze, e onestamente, da uomo di fede, umile qual è, ha preso questa decisione. 70 anni fa i vescovi emeriti non esistevano. Cosa succederà con i Papi emeriti? Dobbiamo guardare a Benedetto XVI come a un’istituzione, ha aperto una porta, quella dei Papi emeriti. La porta è aperta, ce ne saranno altri o no, Dio solo lo sa. Io credo che un vescovo di Roma se sente che le forze vanno giù deve farsi le stesse domande che si è fatto Papa Benedetto». Lineare. Di sicuro la storica decisione maturata da Ratzinger nel febbraio 2013 ha aperto scenari imprevedibili. Un gesto che ha spianato la strada ai successori, rendendoli più liberi di scegliere.

Il Messaggero