Il Papa in Africa: “piacere e potere non danno pace duratura

CSI DA PAPA FRANCESCO

La testimonianza dei martiri ugandesi, uccisi tra il 1885 e il 1887 e canonizzati 50 anni fa da Paolo VI in Uganda, “mostra a tutti coloro che hanno ascoltato la loro storia, allora e oggi, che i piaceri mondani e il potere terreno non danno gioia e pace durature”. Lo ha affermato PapaFrancesco nell’omelia della messa celebrata sul luogo del martirio, a Namugongo, dove sorgono a poca distanza l’uno dall’altro, un santuario anglicano e quello cattolico. Secondo Francesco, solo “la fedelta’ a Dio, l’onesta’ e l’integrita’ della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri ci portano quella pace che il mondo non puo’ offrire”.

“Cio’ – ha spiegato – non diminuisce la nostra cura per questo mondo, come se guardassimo soltanto alla vita futura. Al contrario, offre uno scopo alla vita in questo mondo e ci aiuta a raggiungere i bisognosi, a cooperare con gli altri per il bene comune e a costruire una societa’ piu’ giusta, che promuova la dignita’ umana, senza escludere nessuno, che difenda la vita, dono di Dio, e protegga le meraviglie della natura, il creato, la nostra casa comune”.

“L’apertura verso gli altri incomincia nella famiglia, nelle nostre case, dove si impara la carita’ e il perdono, e dove nell’amore dei nostri genitori si impara a conoscere la misericordia e l’amore di Dio”, ha affermato Francesco. “Tale apertura – ha sottolineato – si esprime anche nella cura verso gli anziani e i poveri, le vedove e gli orfani”. In proposito, il Papa ha citato la madre e i sette figli del Secondo Libro dei Maccabei che “si incoraggiarono l’un l’altro nel momento della grande prova, allo stesso modo, come membri della famiglia di Dio, dobbiamo assisterci l’un l’altro, proteggerci l’un l’altro, e condurci l’un l’altro alla pienezza della vita”. “Possa la Chiesa in questo Paese, specialmente mediante le comunita’ parrocchiali, continuare ad assistere – ha invocato Bergoglio – le giovani coppie nella preparazione al matrimonio, incoraggiare gli sposi a vivere il legame coniugale nell’amore e nella fedelta’, e assistere i genitori nel loro compito di primi maestri della fede dei figli”.
“Joseph Mkasa e Charles Lwanga dopo essere stati istruiti nella fede dagli altri, hanno voluto trasmettere il dono che avevano ricevuto e lo fecero in tempi pericolosi. Non solo la loro vita fu minacciata ma lo fu anche la vita dei ragazzi piu’ giovani affidati alle loro cure. Poiche’ essi avevano coltivato la propria fede e avevano accresciuto l’amore per Dio, non ebbero timore di portare Cristo agli altri, persino a costo della vita. La loro fede divenne testimonianza; oggi, venerati come martiri, il loro esempio continua ad ispirare tante persone nel mondo. Essi continuano a proclamare Gesu’ Cristo e la potenza della Croce”. Papa Francesco ha ricordato con con queste parole il sacrificio dei Martiri ugandesi, “la cui testimonianza d’amore per Cristo e la sua Chiesa ha giustamente raggiunto gli estremi confini della terra, anche i martiri anglicani, la cui morte per Cristo da’ testimonianza all’ecumenismo del sangue”.
Questa mattina presto, Francesco si e’ recato in visita al “Namugongo Anglican Shrine”, che sorge sul luogo del martirio di 25 ugandesi, cattolici e anglicani (uccisi tra il 1884 e il 1887), le cui reliquie sono conservate in una cappella adiacente all’edificio sacro poco distante dal Santuario cattolico (dove ha poi celebrato la messa). “I Martiri d’Uganda – ha affermato nell’omelia – ci indicano la via. La loro fede cerco’ il bene di tutti, incluso lo stesso Re, che li condanno’ per il loro credo cristiano. La loro risposta intese opporre all’odio l’amore, e in tal modo irradiare lo splendore del Vangelo. Essi non si limitarono a dire al Re quello che il Vangelo proibiva, ma mostrarono con la loro vita che cosa realmente significa dire ‘si” a Gesu’. Significa misericordia e purezza di cuore, essere umili e poveri in spirito e avere sete della giustizia, nella speranza della ricompensa eterna”. “Questi testimoni – ha sottolineato il Papa – hanno coltivato il dono dello Spirito Santo nella propria vita ed hanno dato liberamente testimonianza della loro fede in Gesu’ Cristo, anche a costo della vita, e molti in cosi’ giovane eta’”. “Anche noi – ha commentato Papa G Francesco ancora nell’omelia pronunciata nel santuario di Namugongo – abbiamo ricevuto il dono dello Spirito, per diventare figli e figlie di Dio, ma anche per dare testimonianza a Gesu’ e farlo conoscere e amare in ogni luogo.
Abbiamo ricevuto lo Spirito quando siamo rinati nel Battesimo, e quando siamo stati rafforzati con i suoi doni nella Confermazione. Ogni giorno siamo chiamati ad approfondire la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita, a ravvivare il dono del suo amore divino in modo da essere a nostra volta fonte di saggezza e di forza per gli altri”. Secondo Bergoglio, “il dono dello Spirito Santo e’ un dono che e’ dato per essere condiviso. Ci unisce gli uni agli altri come credenti e membra vive del Corpo mistico di Cristo. Non riceviamo il dono dello Spirito soltanto per noi stessi, ma per edificarci gli uni gli altri nella fede, nella speranza e nell’amore”. Se, come i martiri, noi quotidianamente ravviviamo il dono dello Spirito che abita nei nostri cuori, allora certamente diventeremo quei discepoli missionari che Cristo ci chiama ad essere. Per le nostre famiglie e i nostri amici certamente, ma anche per coloro che non conosciamo, specialmente per quelli che potrebbero essere poco benevoli e persino ostili nei nostri confronti”.

AGI