Il Papa apre ai divorziati, sacramenti caso per caso

CSI DA PAPA FRANCESCO

CdV – “Noi pastori a volte ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”. L’Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” descrive con coraggio la contraddizione che caratterizza oggi i rapporti della Chiesa con i divorziati risposati e quanti vivono in altre situazioni irregolari. Verso di loro il nuovo documento di Papa Francesco fa aperture inconfutabili ricordando che l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”. E affrontando direttamente il tema dell’assoluzione sacramentale ai divorziati risposati afferma che “per quanto riguarda la disciplina sacramentale” in effetti “il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave”.

Affermazioni sempre bilanciate da riferimenti puntuali ai punti di vista dei più conservatori ma fondate sul ritorno al primato della coscienza che è nella dottrina di San Tommaso ma la Chiesa aveva di fatto abbandonato con la Familiaris consortio e la Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II. “Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta ‘irregolarè vivano in stato di peccato m ortale, privi della grazia santificante”, chiarisce infatti Francesco che tirando le fila dei due Sinodi sulla famiglia, concede in questo modo, ma caso per caso, conviventi i sacramenti e la facoltà di essere padrini, lettori e catechisti ai divorziati risposati. ortale, privi della grazia santificante”, chiarisce infatti Francesco che tirando le fila dei due Sinodi sulla famiglia, concede in questo modo, ma caso per caso, conviventi i sacramenti e la facoltà di essere padrini, lettori e catechisti ai divorziati risposati.

L’arcivescovo di Vienna, cardinale Christopher Schoenborn, in Sala Stampa ha confidato ai giornalisti la gratitudine che nutre per queste grandi aperture. “Io che vengo da una famiglia molto ferita, da una cosiddetta ‘patchwork family’, ho sofferto da giovane di questa quasi separazione che si fa spesso nella Chiesa: qui sono quelli in ordine” che si comportano bene, e qui sono gli altri che sono irregolari; qui i buoni, quelli in regola, e qui gli altri che sono un problema”. “Papa Francesco – ha poi spiegato il cardinale alla Radio Vaticana – nella linea di Gesù, della Bibbia e del Nuovo Testamento, ci mostra che noi siamo tutti in cammino, tutti, senza eccezione. Anche quelli che hanno la fortuna di vivere in una situazione di pace familiare, serena, nella fede e che camminano bene, anche loro hanno bisogno di conversione, anche loro hanno bisogno di misericordia. E, dunque, accompagnare è la parola chiave per i pastori, per le comunità cristiane. è importante, perché il Papa invita le comunità a questo accompagnamento”. Nei 300 punti nel quale si articola il testo c’è un po’ tutto, dal sì all’educazione sessuale all’allarme per la disoccupazione che penalizza le famiglie e i giovani che vorrebbero formarne una, fino al tema del celibato sacerdotale: “Nelle risposte alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie. Può essere utile in tal senso anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati”, scrive Francesco. E si schiude così un mondo, quello di una tradizione molto emarginata anche se da secoli presente nella Chiesa Cattolica, anche in Italia, dove ci sono due diocesi di rito bizantino con preti sposati: Lungro in Calabria e Piana degli Albanesi in Sicilia. Ma questo clero italiano uxorato – al quale se ne potrebbe aggiungere uno più numeroso straniero che chiede di entrare nel nostro Paese a seguito degli immigrati cattolici ucraini e romeni – ad oggi è solo “tollerato”. Invece, sulla falsariga di quanto concesso da Benedetto XVI agli anglo-cattolici si potrebbe un domani consacrare in tutte le diocesi uomini sposati di fede provata. Su questa possibilità, sollecitatagli soprattutto da alcuni vescovi latino-americani che lavorano con le popolazioni indigene in diocesi poverissime di clero, Francesco nell'”Amoris laetitià non si esprime in modo netto ma spiega che la chiamata di Gesù al celibato non riguarda tutti quanti debbano servire nella Chiesa ma solo alcuni.

Le pagine più belle riguardano però il sesso coniugale che Francesco legge in modo liberatorio. E tra queste commuovono quelle dedicate agli sposi più anziani: “Forse il coniuge non è più attratto da un desiderio sessuale intenso che lo muova verso l’altra persona – riflette Bergoglio – però sente il piacere di appartenerle e che essa gli appartenga, di sapere che non è solo, di aver un ‘complicè che conosce tutto della sua vita e della sua storia e che condivide tutto. è il compagno nel cammino della vita con cui si possono affrontare le difficoltà e godere le cose belle”. Anche questo aspetto dunque genera una soddisfazione che accompagna il desiderio proprio dell’amore coniugale. Non possiamo prometterci di avere gli stessi sentimenti per tutta la vita”, osserva il Papa spiegando che alla passione e alla fatalità dell’attrazione subentra un progetto comune stabile, che racchiude in sè l’impegno ad amarsi e a vivere uniti finché la morte non separi, e vivere sempre una ricca intimità”. “L’amore che ci promettiamo – conclude – supera ogni emozione, sentimento o stato d’animo, sebbene possa includerli. è un voler bene più profondo, con una decisione del cuore che coinvolge tutta l’esistenza. Così, in mezzo a un conflitto non risolto, e benché molti sentimenti confusi si aggirino nel cuore, si mantiene viva ogni giorno la decisione di amare, di appartenersi, di condividere la vita intera e di continuare ad amarsi e perdonarsi. Ciascuno dei due compie un cammino di crescita e di cambiamento personale”.

AGI