Il padre di Loris alla moglie: «Non ti credo»

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Più che un «incontro», deve essere stato un faccia a faccia crudele. Lei, Veronica, a ripetere per due ore buone la litania che ormai tutti conoscono: «Io Loris l’ho accompagnato a scuola…». Lui, Davide, che vedeva per la prima volta la moglie in carcere dall’arresto del 9 dicembre, ad ascoltarla sempre più «scosso» -come avrebbe riferito il suo avvocato-, fino a congedarsi con parole che sono macigni: «Non ti credo».
Non le crede, Davide Stival, ma non da oggi. Non le crede, ormai, da quella sera in Procura a Ragusa, quando lo separarono da Veronica e lo piazzarono in una saletta per proiettargli un video di 40 minuti, un montaggio di tutte le immagini raccolte dalle telecamere di Santa Croce Camerina la mattina in cui Loris fu ucciso.
«Se è stata lei mi cade il mondo addosso…», si fece sfuggire il giovane camionista alla fine della proiezione, e infatti gli è caduto. Veronica di lì a poco sarebbe stata fermata per l’omicidio di Loris -che aveva solo 8 anni- e per averne gettato il cadavere in un canale di scolo, al Mulino Vecchio, alle porte del paese. Il giudice per le indagini preliminari Claudio Maggioni, pochi giorni dopo, avrebbe convalidato il fermo e lo stesso Tribunale del Riesame di Catania -il 3 gennaio scorso- avrebbe respinto il ricorso.
«IMMAGINI CHIARE»
Cosa abbia spinto Davide Stival a decidere questa visita nel carcere di Agrigento, cosa sperava di ottenere, quale recondito dubbio pensava di poter scogliere, ebbene, questo si può solo immaginare. Di sicuro è tornato a Santa Croce ancora più tremendamente convinto della colpevolezza della moglie: «Credo ai pm, le immagini parlano chiaro…». Che sono sempre le stesse immagini: Loris che invece di salire sulla Polo nera torna a casa, Veronica che non una ma due volte punta sul Mulino Vecchio -dove nel pomeriggio il cadavere sarebbe stato ritrovato-, sempre Veronica che a un certo punto torna a casa e ci resta, per 36 interminabili minuti, proprio i minuti in cui Loris sarebbe stato ucciso.
«NESSUN SEGUITO»
Che la visita fosse stata preparata nei dettagli lo si è capito subito dalla data, una giornata festiva in cui non erano previsti colloqui con i detenuti. Una cautela, per garantirne l’assoluta riservatezza. Con Davide il suo avvocato Domenico Scrofani e con Veronica Francesco Villardita, il legale che dal momento dell’arresto continua a dire: «È innocente. Riusciremo a dimostrarlo». C’è da pensare che questo sia stato il primo e anche l’ultimo incontro fra loro, almeno a giudicare dalla parole di Davide all’uscita: «Non ci sarà un seguito».
Un seguito invece è atteso nelle indagini sul delitto. Perché se Veronica è in carcere da un mese, sommersa da una montagna di bugie e di contraddizioni, è anche vero che nessuna vera prova è stata raccolta contro di lei, che tanti, troppi lati oscuri rimangono su quel sabato 29 novembre, sulle ore passate dalla scomparsa di Loris al ritrovamento del cadavere.
ANCHE I POLSI LEGATI
Il povero bambino fu strangolato con una fascetta stringicavo, lo stesso tipo di fascette che due giorni dopo, molto stranamente, Veronica avrebbe consegnato alle due insegnanti della scuola venute a farle visita. Con un’altra fascetta gli vennero legati i polsi e forse ancora vivo venne gettato nel canale di scolo. La convinzioni degli investigatori è che in quei momenti Veronica sia stata aiutata da qualcuno. Ma finora non è venuto fuori niente, né intercettazioni, né testimonianze né altro. E neppure è servito a molto scandagliare la figura di Orazio Fidone, il cacciatore pensionato dell’Enel che quel pomeriggio, quasi guidato da un’ispirazione sovrannaturale, andò dritto al Mulino Vecchio e trovò il cadavere di Loris.
E soprattutto, cinquanta giorni dopo, non c’è ancora neanche l’ombra di un movente.

Il Messaggero