Il nuovo Milan non spaventa l’Empoli

mihajlovic

Sembra quasi una maledizione ma non lo è affatto. Appena quelli del Milan cominciano a coltivare il proposito di una suggestiva rimonta alle spalle della zona Champions, ecco il mezzo passo falso che rallenta la marcia e fa abortire ogni sogno di risalita.

E questa volta più che di rimpianti è il caso di parlare di rimorsi veri e propri perché per due volte la squadra di Mihajlovic passa davanti ai toscani lasciandosi raggiungere puntualmente, nel giro di qualche minuto. Segno che la difesa, lodata contro la Fiorentina, è molto più fragile e superabile, due volte, sempre per qualche incertezza (di Donnarumma nel primo caso, di Antonelli nel secondo caso). Al di là del pareggio che non serve a granchè, è deludente la prova complessiva dei rossoneri e non solo perché in una notte di freddo e gelo scivolano più volte. Non riescono a comandare il gioco ma solo a guadagnarsi qualche valico in contropiede. Solo nel finale, sul piede di Balotelli, capita la palla golosa del possibile 3 a 2 che invece Mario, con le gomme sgonfie, sbatte contro il portiere.Se l’Empoli si traveste da Milan, cioè governa il gioco, disegna tante geometrie, controlla la palla e attacca sui lati infilando, come una spada nel costato, Saponara tra Alex (il migliore della difesa, uscito all’intervallo per un acciacco fisico, è fatto di cristallo il brasiliano) e Romagnoli, allora il Milan può indossare gli abiti da provinciale, cioè tutto chiuso nella sua metà campo per colpire poi in contropiede. E così accade, come scritto sul manuale del calcio d’antan, che dopo appena 8 minuti, su un lancio da dietro (di Antonelli) Bacca, scattando felino sul bordo del fuorigioco, riesca a far fuori in velocità mezza difesa per depositare in fondo alla buca il decimo sigillo del campionato. Naturalmente questo clamoroso stravolgimento di ruoli e di caratteristiche tattiche non può bastare per tenere l’Empoli sotto scacco a lungo. A furia di cucire e ricucire, giocare e allagare la metà campo rossonera, di guadagnarsi un po’ di angoli, il pareggio di Zilienski non è solo una giusta riparazione ma anche uno sbocco inevitabile. Il tutto grazie all’ennesimo gioco di prestigio di Saponara (ci sarà qualcuno, tra critici, tifosi, e allenatori passati da Milanello che riconosceranno il grave errore di valutazione commesso?) che infila il corridoio giusto per esaltare la stoccata del polacco (Donnarumma, a gambe aperte, non è molto tempestivo nell’uscita). Stesso film anche più avanti, nella ripresa: scatta avanti il Milan (un rimpallo spalanca la porta a Bonaventura), riacciuffato da Maccarone (su respinta di Donnarumma, Antonelli copre il fuorigioco) che fa riemergere i vecchi difetti della squadra di Mihajlovic raggiunto per la seconda volta, proprio come può capitare a una provinciale che giochi al cospetto di un rivale metropolitano. Nemmeno l’arrivo, dalla panchina, di Balotelli (il consuntivo è modesto: una punizione moscia, un tacco non riuscito, un’ammonizione e mezz’ora scarsa vissuta al piccolo trotto) può consentire al Milan di uscire dalla sua tana con personalità e sicurezza, comandando il gioco che invece resta a disposizione di Saponara e dell’Empoli nonostante i rientri, sotto la doccia, di Maccarone e Maiello, a dimostrazione che se si dispone di un copione di qualità si possono raggiungere, a dispetto della cifra tecnica ridotta, risultati strepitosi come dimostrano i 32 punti in classifica collezionati fin qui da Giampaolo, successore di Sarri il capo-scuola dei toscani. E d’altro canto se da queste parti sono riusciti a passare solo Juventus e Inter, dev’esserci sostanza, molta sostanza, oltre che una buona fattura di gioco.

il Giornale