Il nome del premier nel simbolo? «Vale il 2,6% di voti in più»

MATTEO RENZI 4

SONO punti importanti, percentuali pesanti, che possono far diventare una sconfitta una vittoria o trasformare una vittoria in un trionfo. La cifra è 2,6%. Tanto vale oggi il nome di Matteo Renzi sulla scheda elettorale. A svelarlo un sondaggio Ixè che ha messo in subbuglio i democratici. Già, perché le Europee sono il primo banco di prova per Renzi premier, ma anche un luogo dove si misurerà la tenuta del Pd e un risultato «sotto il 30%» secondo le aspettative democratiche, sarebbe da considerarsi un disastro.

ECCO PERCHÉ quel 2,6% che potrebbe dare alla causa Pd il solo nome di Renzi sulla scheda, diventa ora un caso. Il premier ha già detto in precedenza di non voler mettere il nome sulla scheda, ma ieri, durante Agorà su Raitre dove è stato svelato il sondaggio Ixè, il vicepresidente del partito, Matteo Ricci, ha fatto capire che la questione non è affatto risolta all’interno del Nazareno. «Dal punto di vista politico il nodo rimane: che valenza politica hanno queste elezioni? Non è scontato, che la fiducia verso il premier confluisca direttamente alle Europee in un voto verso il Pd; il sondaggio Ixè dimostra che con il nome di Renzi sul simbolo ci sarebbe una differenza notevole. E sostengo, da parte chi è in corsa per le amministrative, che i margini di crescita siano ancora maggiori». E poi: «C’è chi dice, anche comprensibilmente, che non bisogna caricare eccessivamente le elezioni europee. Altri invece, al nostro interno, sostengono che se il M5S diventa il primo partito sarà un cataclisma». A parere di Ricci, insomma, se si pensa che questi argomenti incidano sul percorso del governo «sulla capacità di portare avanti le riforme, sulla leadership di Renzi, allora se non con il nome, il dibattito va comunque affrontato. Aprendo una riflessione sulla campagna elettorale».

IL SONDAGGIO Ixè, d’altra parte, ha messo in evidenza alcuni nodi di fragilità: è in calo, infatti, la fiducia nel governo e perde consensi anche il premier Renzi. Grande balzo in avanti, invece, per Beppe Grillo (+4%), che raggiunge il 30%, mentre gli elettori di Forza Italia sembrano concordi nel sostenere che non c’è futuro nel partito senza Silvio Berlusconi.

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