Il mistero Candreva agita la Lazio

CANDREVA

Entra in campo contro il Galatasaray e la sua faccia non nasconde la delusione, è il 58’ quando Candreva prende il posto di Felipe Anderson. Il romano col muso lungo per un’altra panchina, il brasiliano per un’altra sostituzione, i due scontenti della fascia destra. Il centrocampista ha mezzora per dare la scossa alla partita, lanciare un segnale a Pioli e portare la Lazio alla vittoria. È la reazione che il tecnico biancoceleste si aspetta da un giocatore che vuole essere leader della squadra. E invece Candreva sembra quasi demotivato ma soprattutto solitario: gioca a testa bassa, prova a fare tutto da solo senza cercare l’aiuto dei compagni. Regala qualche spunto interessante, cross e soluzioni dalla distanza, ma non riesce a fare la differenza.

Che succede? Si riapre una vecchia ferita, quella di un rapporto complicato che è diventato tale dalla scorsa estate. Quello tra Antonio e l’allenatore emiliano, che lo ha sempre difeso ma ora ha smesso di coccolarlo perché pretende che sia capitano anche senza fascia al braccio e dimentichi quello strappo mai ricucito. Le ultime due panchine consecutive ne sono la testimonianza, Pioli gli ha preferito Felipe Anderson e il centrocampista romano non ha digerito la decisione: alla vigilia delle partite contro l’Hellas Verona e il Galatasaray sembrava il favorito, poi l’esclusione last minute. All’Olimpico gli bastano sei minuti per siglare con rabbia il rigore della manita ai gialloblù, a Istanbul la sua voce quasi non si sente. Forse la delusione di non giocare titolare da tre partite di seguito? Era il 3 febbraio, l’esterno fu costretto a uscire per una botta alla caviglia abbandonando la Lazio che affondava sotto i colpi del Napoli. Contro il Genoa era indisponibile per la distorsione poi le due esclusioni. Eppure, ecco il paradosso dei numeri.

Candreva è il capocannoniere della squadra biancoceleste con 9 gol tra campionato ed Europa League e 4 assist per i compagni: alle sue spalle Felipe Anderson e Matri (7 reti), Keita e Djordjevic (5). Ma il centrocampista è anche tra i giocatori più utilizzati da Pioli, il quarto per minutaggio totale (2136’) dopo il brasiliano (2163’), Mauricio (2234’) e Parolo (2280’). E lo score della passata stagione non è neanche così lontano: 11 reti e 15 assist per 2958’ totali.

A far scoppiare un nuovo caso sul romano non è tanto il rendimento, quanto il suo atteggiamento. Un periodo difficile da decifrare per Candreva, tra la voglia di portare avanti il matrimonio con la Lazio e l’ambizione di guardarsi attorno. Antonio a Roma sta bene, è la sua città, vive nella Capitale con la figlia e in biancoceleste ha trovato la sua dimensione. Nonostante le zittite rabbiose alle critiche dell’ambiente e qualche dissapore per scelte non condivise, il centrocampista non vorrebbe andare via. D’altra parte il suo entourage non fa altro che confermare interessi di club italiani (milanesi per la precisione) e non solo, e tenta di spingere il romano verso una nuova avventura.

Di un addio a giugno quantomeno se ne parlerà, e molto, con la società capitolina. Per ora Candreva pensa soltanto a sorridere ancora con la Lazio, e a cercare di farla sorridere. Ha voglia di riscatto e di campo, perché la panchina non la digerisce più e questi mesi sono fondamentali anche per un posto nella Nazionale del ct Conte in vista di Euro 2016.

Contro il Frosinone il centrocampista potrebbe tornare titolare sulla corsia destra del tridente d’attacco, con tutta l’intenzione di segnare la sua rinascita. A insidiarlo c’è sempre Felipe Anderson nel ballottaggio degli scontenti.

Per la partita di domenica Pioli recupera Basta, out dal 31 gennaio per un problema muscolare alla coscia. Bisevac sta bene e potrebbe dare il cambio a Mauricio uscito con i crampi a Istanbul, indisponibile Gentiletti per nuovi guai muscolari.

IL TEMPO