Il grido delle imprese italiane «Le sanzioni ci strangolano»

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«Le sanzioni ci stanno strangolando, mentre Brasile e Cina qui in Russia fanno la parte del leone». All’ambasciata italiana di Mosca, per incontrare imprenditori e rappresentanti d’aziende che operano a Mosca, Matteo Renzi arriva dopo aver deposto un mazzo di garofani sul luogo dell’uccisione dell’oppositore Boris Nemtsov. Circa 130 persone sono state radunate dall’ambasciatore Ragaglini nel salone dell’ambasciata. Breve saluto dell’ambasciatore e poi gli interventi di cinque rappresentanti del mondo imprenditoriale: Aimone di Savoia (Pirelli), Ferdinando Pelazzo (Ubi Banca), Sergio Comizzoli (Cremonini), Brenno Todaro (Pizzarotti) e Antonio Piccoli (Pavan).
IL RAPPORTO
L’invito è stato pressoché corale: la politica e la diplomazia si diano una mossa per recuperare con Mosca quel rapporto di collaborazione che c’è stato sino a tre anni fa. Pecunia non olet, deve essere venuto in mente a Renzi mentre ascoltava i racconti dei tanti progetti in essere e dei danni che le sanzioni stanno facendo alla nostra economia.
LO SCENARIO
Sia quelle decise dall’Europa, sia quelle che per ritorsione ha ordinato la Russia. Non che le scappatoie per uscire dalla morsa delle sanzioni non siano mancate, ma dopo quasi tre anni, la situazione è divenuta insostenibile. Il viaggio di Renzi, confermato anche dopo l’assassinio di Nemtsov, rappresenta per le imprese una spinta giusta e viene apprezzata la dose di realpolitik renziana in perfetta scia con i suoi predecessori a palazzo Chigi e che stavolta supera anche quella messa in campo da Berlino e Parigi.
Renzi è infatti il primo presidente del Consiglio europeo ad entrare al Cremlino non solo per parlare della crisi Ucraina. Se ne accorge, e valorizza l’accaduto, l’autorevole quotidiano economico Venosti che nella versione online scrive che «il premier italiano rompe l’ isolamento internazionale di Vladimir Putin». «La prima visita del nuovo premier italiano e’ stata nello stesso tempo anche la prima missione di grande valore di un leader di uno dei più’ importanti paesi dell’Unione Europea nella capitale russa dopo il conflitto in Ucraina», scrive Venosti ricordando che il presidente francese Francois Hollande aveva incontrato Putin all’aeroporto di ritorno da Astana e che Merkel e Hollande erano andati al Cremlino per discutere specificatamente solo della crisi ucraina».
Non che di Ucraina e di Libia non si sia parlato, ma nella dichiarazione finale che segue il faccia a faccia Putin-Renzi, è il presidente russo a mettere in fila i settori merceologici dove l’Italia coltiva il business.
L’ELENCO
Un elenco di “carote”, compresi i turisti russi che lasciano ogni anno in Italia «un miliardo di euro», che conferma come ci sia ancora, per dirla con Renzi, «uno spazio di collaborazione. Pur in un contesto di difficoltà legato alle sanzioni europee e alle contro sanzioni russe che costituiscono naturalmente un problema in entrambe le direzioni».
LE OPPORTUNITÀ
A sottolineare la quantità di opportunità provvede lo stesso Putin al termine di colloqui quando ricorda che «Italia e Russia hanno istituito un fondo congiunto di investimenti da un miliardo di dollari», e che l’Italia «è uno dei nostri partner privilegiati in Europa e nel mondo».
A istituire il fondo, partner italiani e il russo Rdif creato dal governo russo mentre i settori di una possibile cooperazione vanno dall’energia al nucleare, dall’ ingegneria allo spazio, anche se l’interscambio ha registrato – ha confermato il presidente russo – perdite per i noti eventi.
GLI ACCORDI
Renzi incrocia le dita ma allo stesso tempo ha chiesto a Putin di rispettare alla lettera gli accordi di Minsk proponendo all’Ucraina di adottare un sistema di autonomie valido per la regione del Donbass simile a quello adottato dall’Italia per il Trentino. Se gli accordi verranno rispettati, la fine delle sanzioni si avvicinerà a passi veloci. Per il bene della pace nell’Est Europa e dei traffici commerciali.

Il Messaggero