Il governo tratta per le due italiane «Ma non sono in mano all’Isis»

RAGAZZE ISIS

La prudenza è d’obbligo e non soltanto perché non si può cantar vittoria prima di un risultato, ma soprattutto perché il canale, che l’intelligence e gli investigatori sarebbero riusciti ad aprire per ottenere la liberazione di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, potrebbe improvvisamente svanire. Il ritorno a casa delle due ragazze, rapite il primo agosto, è legato a un filo sottile, quello che ancora unisce la nostra diplomazia al governo di Bashar al-Assad e, di conseguenza, agli 007 che lavorano al servizio del dittatore siriano. Ma Aleppo, oggi, è un campo di battaglia, nel quale si muovono gruppi, fazioni e si consumano tradimenti, e presto potrebbe finire in mano ai ribelli. E se il sottosegretario agli Esteri Mario Giro smentisce che le due cooperanti siano in mano all’Isis, il rischio è che possano ancora finirci: il valore simbolico e politico della posta si è alzato, soprattutto dopo la decisione degli Usa e dell’Europa di armare i curdi contro il terrorismo. Chi le ha catturate, magari un gruppo piccolo che sperava in un riscatto, potrebbe anche venderle, sempre che i fondamentalisti non riescano a prendersele nel corso dell’offensiva che hanno lanciato sulla città gioiello del nord della Siria. La Farnesina si sbilancia ma l’intelligence non esclude del tutto che gli jihadisti, o un gruppo in qualche modo a loro collegato, possano già tenere prigioniere le due italiane. Una prudenza indispensabile nel momento delle trattative.
LE TRATTATIVE

Le certezze al momento sono poche. La prima, per non dire l’unica, è che Vanessa e Greta siano ancora nella zona di Aleppo dove sono state prelevate il 1 agosto. In queste ore l’area sta subendo l’avanzata dell’Isis, col rischio che in città si ripetano le persecuzioni dei cristiani viste a Mosul, ed è difficile pensare che siano state trasportate altrove. Molto probabilmente, all’inizio le ha intercettate un gruppo piccolo che potrebbe aver affidato la loro gestione ad una formazione più consistente, capace di gestire la vicenda sia dal punto di vista politico sia da quello economico (al di là delle smentite provenienti dagli Stati Uniti tra gli elementi di trattativa c’è prima di tutto il riscatto). 
Sull’identità o l’appartenenza del gruppo che gestisce il destino delle due ventenni, si sono fatte ipotesi diverse. Il 19 agosto, un giornale arabo pubblicato a Londra ha dato per certo che a prelevarle fossero stati i ribelli islamici Ahrar ash Sham e che uno dei militanti avrebbe cercato di venderle ad insaputa dei vertici dell’organizzazione, per poi essere ”arrestato”. Una versione che gli l’intelligence italiana legge in controluce. Dietro la pubblicazione dell’articolo potrebbe esserci l’intenzione, mirata, di alzare la tensione sul caso delle giovani italiane che finora era nell’ombra, si spiega. Una trappola, più che una rivelazione. Tra le ipotesi circolate c’è anche quella che a gestire Vanessa e Greta sia un gruppo vicino al Syrian army, i militari che hanno disertato e dal 2011 combattono contro Assad. Se così fosse, sarebbe plausibile che ad aprire il contatto fossero stati proprio i servizi siriani. La fazione che più teme e osteggia l’avanzata dell’Isis non ha chiuso tutti i contatti. Resta sul tavolo l’idea che le due siano ancora nelle mani di balordi disposti a cederle per soldi o a passarle ulteriormente di mano. «Siamo in uno scenario assolutamente fluido – conferma uno 007 – e non possiamo escludere il rischio che la situazione possa precipitare». Sul canale attivato, la prudenza è massima.
LE FAMIGLIE
«Il fatto che non siano in mano all’Isis per noi non è una smentita, perché mai avevamo avuto conferme ufficiali che lo fossero: dalla Farnesina l’unica cosa che continuano a ripeterci è che dobbiamo avere tanta pazienza». Così Salvatore Marzullo, padre di Vanessa, replica alle ultime notizie relative alla scomparsa. «Finora quelle che girano sono solo notizie di stampa – ha aggiunto – di ufficiale e sicuro a noi non è stato comunicato nulla».

Il Messaggero