Il governo toglie il segreto sulle stragi

Matteo Renzi 1

MILANO Nove stragi fra il 1969 e il 1984, da Piazza Fontana al Treno 904, duecentotrentatre morti, più di ottocento feriti. È il bilancio di uno dei periodi più oscuri della storia repubblicana, oscuri anche perché la ricerca della verità si è spesso scontrata coi silenzi, le reticenze e i segreti che hanno reso inaccessibili documenti e carte essenziali per scoprire autori, mandanti, complici, depistatori. Adesso quei segreti non ci sono più: ieri Matteo Renzi ha firmato la direttiva con cui vengono «declassificati» gli atti relativi alle nove stragi.

DA RISERVATO A SEGRETISSIMO
E’ ancora presto per capire quanto la decisione possa contribuire a sciogliere i troppi misteri che ancora avvolgono la stagione delle bombe, per lo più di matrice neofascista. Ci vorranno mesi per trasferire all’archivio di Stato, e quindi per rendere pubblici, i documenti classificati – cioè catalogati ai quattro livelli di «riservato», «riservatissimo», «segreto», «segretissimo» – che giacciono negli armadi degli apparati statali, dei servizi di intelligence, dei ministeri. E solo quando saranno disponibili si potrà avere l’esatta dimensione della loro portata storica. Chi si intende di queste cose sostiene che sia assai improbabile scovare in quei fogli i nomi e i cognomi di chi, per esempio, mise le bombe sul treno Italicus o in piazza della Loggia a Brescia. Tuttavia sarà possibile portare alla luce tasselli mancanti al tentativo di ricostruire la verità storica di quei fatti, o svelare rapporti di complicità occulta ed elementi in grado di avvalorare o di affievolire i sospetti maturati nel corso delle indagini giudiziarie conclusesi, nella maggior parte dei casi, senza condanne.
«La declassificazione degli atti secretati» dice Renzi «è un’iniziativa di trasparenza dovuta ai ai familiari delle vittime di episodi che restano una macchia oscura nella nostra memoria comune». Il sottosegretario Minniti, che ha la delega alla Sicurezza della Repubblica, sostiene che «nessun Paese può guardare al futuro senza una coscienza del proprio passato, e questa direttiva potrà servire a una ricostruzione della verità storico politica di avvenimenti determinanti per l’Italia».
Sulle nove stragi non verrà tolto il Segreto di Stato per la semplice ragione che sui fatti di terrorismo – grazie a una legge del 2007 – non può essere posto il segreto di Stato e, dunque, secondo quanto sostiene lo stesso Minniti, non è mai stato posto. Inoltre i documenti «declassificati» difficilmente potranno incidere sui processi visto che quelli riguardanti le stragi sono quasi tutti conclusi. A meno che non saltino fuori documenti di tale importanza da supportare la riapertura dei procedimenti giudiziari.

L’INTELLIGENCE COLLABORA
Ci sarà anche da capire quali atti sono stati conservati e quali invece sono andati distrutti o occultati come fu il caso delle carte non catalogate dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno ritrovate casualmente negli anni 90 in un deposito sulla Circonvallazione Appia a Roma. I servizi segreti, attraverso il direttore del Dis, Giampiero Massolo, hanno annunciato massima collaborazione: «Una commissione ad hoc lavorerà con speditezza e massima attenzione al lavoro per dare rapida e concreta applicazione alla direttiva del presidente del Consiglio».

LA POLEMICA DI GRILLO
Non mancano però le polemiche, che arrivano principalmente dal Movimento 5 Stelle e in particolare da Beppe Grillo secondo cui quello di Matteo Renzi non è altro che un bluff: «Ha deciso di pubblicare ciò che è pubblico da vent’anni. Tutte quelle carte di cui parla erano già accessibili alla magistratura, e nonostante ciò non hanno mai contribuito a trovare i colpevoli o i mandanti delle stragi». Sugli altri fronti politici, invece, giudizi positivi, ma anche pressioni affinché vengano presto declassificati gli atti relativi alle stragi di mafia.