Il giallo della norma sul caso De Luca. Renzi chiede all’Avvocatura un parere prima di cambiare la Severino

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, durante la presentazione del libro di Aldo Cazzullo 'Basta Piangere!' al teatro Argentina, Roma, 26 novembre 2013. 
ANSA/CLAUDIO PERI

Renzi sta per cambiare la legge Severino. Un decreto per il caso De Luca. Per sospendere il governatore della Campania solo dopo l’insediamento della giunta e quindi consentirgli di fare prima la scelta e la nomina del vice presidente che amministrerà al suo posto. Il premier stava per farlo già ieri sera, con un decreto legge che in bozza era pronto per essere approvato dal consiglio dei ministri, ma si è fermato per un ulteriore approfondimento. Per coprirsi le spalle, come dice chi contesta un decreto per De Luca e già parla, come fa l’avvocato Pellegrino, di «norma ad personam».

Proprio in vista delle prevedibili critiche il premier ha discusso durante il consiglio, ha sentito il parere di molti ministri, ha formalmente deciso che palazzo Chigi chiederà innanzitutto un parere al ministero dell’Interno e all’Avvocatura dello Stato. Per verificare compatibilità e conseguenze.

È molto probabile che il decreto possa essere approvato già venerdì. Sarà estremamente sintetico. Punterà ad affrontare e risolvere il caso specifico. Quello di un governatore che viene eletto, ma ha sulla testa una condanna in primo grado, per cui in base alle disposizioni della legge Severino sull’ineleggibilità e incandidabilità deve essere sospeso proprio dallo stesso presidente del Consiglio. Il quale non sceglierà in base a pareri divergenti, ma sulla base di una norma specifica. Dirà il decreto che la sospensione scatta solo dopo l’insediamento della giunta, perché se fosse firmata prima porterebbe, com’è stato ripetuto ieri a palazzo Chigi, a «una paralisi assoluta».

Racconta chi ha preso parte al consiglio dei ministri che il premier non ha nascosto una preoccupazione, quella che qualche magistrato possa contestargli un’omissione di atti di ufficio per non aver provveduto ancora, a molti giorni dall’elezione di De Luca, alla sua sospensione. La querelle giuridica è nota. Ma Renzi ne fa una questione politica, di cui para espressamente durante la riunione dell’esecutivo aprendo un dibattito con gli altri ministri presenti. «Che cosa succede se sospendo De Luca e questo porta alla paralisi assoluta?». Parlano nell’ordine il ministro dell’Interno Alfano, quello della Cultura Franceschini, degli Esteri Gentiloni e degli Affari regionali Delrio. Franceschini mette in guardia dal rischio tempi, perché il decreto dovrà essere convertito. Alfano critica esplicitamente la legge Severino e la norma che impone di sospendere chi è condannato in primo grado: «È inaccettabile. Basta vedere cos’è successo ad Agrigento dove il sindaco è stato sospeso, ma poi è stato assolto».

Il capitolo delle compatibilità tra legge Severino e norma costituzionale – l’articolo 45 che salvaguardia e garantisce gli eletti – viene affrontato da Del Rio, e a questo punto è inevitabile pensare a un rinvio, a un appropfondimento. Il decreto è lì, è già pronto, potrebbe essere già approvato, ma il premier preferisce prevedere le critiche e poter contare su risposte pronte. Dice questo durante la conferenza stampa. Parla di «un provvedimento inedito», perché «la legge non prevede quando deve essere sospeso il presidente risultato eletto che non era nel suo incarico quando è stato colpito dalla legge Severino». C’è, per Renzi, «uno spazio interpretativo» da colmare. Per questo serviranno i pareri dei tecnici. Solo dopo si muoverà il governo. Per certo, dopo questo consiglio dei ministri, Renzi capirà quali sono le reazioni politiche alla sua mossa.

La Repubblica