Il giallo del killer che va online da morto

coulibaly

Amedy Coulibaly ritorna. In un video postumo, postato ieri sul sito Dailymotion, il killer della giovane agente di Montrouge e degli ostaggi al supermercato kasher rivendica gli attacchi di Parigi. E’ stato girato in momenti e posti diversi, dopo l’uccisione di Clarissa Jean-Philippe, freddata giovedì mattina in strada.
IN NOME DELL’ISIS

Coulibaly dice di aver agito in nome dell’Isis, in concertazione con gli «altri fratelli della squadra» Cherif e Said Kouachi, autori della strage a Charlie Hebdo, incita i musulmani a colpire di nuovo. Nessuna improvvisazione da «lupo solitario»: anche se gli inquirenti si aspettavano una rivendicazione, la qualità e la sostanza del video confermano che l’allerta deve restare alta. Coulibaly appare calmo e posato, una volta con la djellaba tradizionale, un’altra in tenuta militare, armi alle spalle, il montaggio è relativamente sofisticato, gli effetti tipici dei “prodotti” jihadisti. Per gli esperti pochi dubbi: dietro ai tre terroristi c’è una regia, ci sono complici, un’organizzazione.
In sette minuti e 17 secondi Coulibaly, tunica, foulard e bandiera dell’Isis alle spalle comincia col rivendicare l’appartenenza all’Isis. Poi seconda sequenza: in giacca militare da combattimento, spiega l’organizzazione degli attacchi a Parigi con i fratelli Kouachi. «I fratelli hanno fatto Charlie Hebdo, e io un po’ la polizia», dice, riferendosi all’assassinio dell’agente a Montrouge. Con i Kouachi «riusciamo a sincronizzarci per agire allo stesso tempo. Abbiamo agito un po’ insieme, un po’ separati, per avere più impatto». Dice anche di aver dato ai fratelli «diverse migliaia di euro per acquistare materiale. Montaggio: sullo sfondo appaiono le immagini del raid delle teste di cuoio al supermercato kasher, è il momento della morte di Coulibaly. Delle frasi in sovraimpressione esaltano la sua azione. «Attaccate il califfato, noi vi attacchiamo» dice il terrorista per giustificare gli attentati e conclude, vestito con una lunga tunica bianca, con un appello ai musulmani a combattere.
Per Louis Caprioli, ex responsabile antiterrorismo, il video è stato realizzato da complici dopo la morte dei terroristi venerdì sera. Inoltre: «le armi che si intravedono non sono quelle in uso nel Sahel, sono più moderne, come quelle che avevano i fratelli Kouachi. Questo vuol dire che ci sono in circolazione stock di armi da guerra». Secondo France 2, il documento sarebbe stato postato da Raqqa, in Siria, roccaforte dell’Isis.
La madre e le nove sorelle di Coulibaly hanno affidato a un comunicato al loro reazione: «non condividiamo queste idee estremiste, condanniamo questi atti, speriamo che non ci sarà confusione tra questi atti odiosi e la religione musulmana». Stessa reazione da parte di Izzana, la giovane moglie di Cherif Kouachi, liberata dopo 72 ore fermo. La donna ha condannato quello che ha fatto il marito, di cui non aveva mai «sospettato le intenzioni». La ragazza ha espresso «un pensiero per le vittime» e ha detto di avere «la stessa reazione che ha avuto la comunità nazionale». Anche suo fratello Mourad, 18 anni, è rimasto per lunghe ore in mano alla polizia. Ricercato come il possibile “terzo uomo” della strage a Charlie Hebdo, si era costituito al commissariato di Charleville, a nord di Reims, dove abita, prima di essere scagionato dai professori; al momento della strage lui era a scuola.
I FAMILIARI
Coulibaly, di cui i familiari non sospettavano le intenzioni, era in realtà entrato in azione la sera stessa dell’attacco a Charlie Hebdo. La procura di Parigi ha infatti stabilito che fu proprio Coulibaly a sparare contro un uomo che faceva jogging a Fontenay-aux-Roses, la zona dove abitava Coulibaly con la compagna, ricercata dalla polizia, ma probabilmente in Siria. La vittima, 32 anni, cittadino ordinario, nessun segno religioso apparente, nessuna uniforme, ancora ricoverato in gravi condizioni, era rimasto ferito da colpi di arma da fuoco sparati da un uomo col cappuccio della felpa alzato. Sul posto dell’aggressione sono stati ritrovati 5 bossoli e l’esame balistico ha dimostrato che erano della stessa pistola automatica scoperta nel supermercato kosher.

Il Messaggero